LICENZIAMENTI: L’ALTRA PANDEMIA

Ha iniziato la Fruttital Service cosi come la Tnt. Da Roma solo parole mentre i lavoratori invocano risposte chiare e urgenti al dilagare di una crisi che sembra più pesante di quella prospettata.

Comincia la fase 2 e iniziano i licenziamenti. Il dramma questa volta è avvenuto presso la Fruttital Service Srl, azienda specializzata nella produzione e distribuzione dell’ortofrutta. Da quanto trapela, sembrerebbe che il licenziamento dei circa 60 dipendenti sia scaturito in seguito alle proteste mosse dagli stessi operai contro l’azienda, a causa del proliferare dei contagi all’interno del sito industriale. Nonostante in questi mesi di contenzione forzata la produzione dell’azienda si cresciuta in maniera importante, secondo quanto sostengono i lavoratori e il sindacato Sol Cobas, la Fruttital sarebbe stata incapace di fornire le dovute misure di sicurezza ai dipendenti. I quali avrebbero passato molti giorni senza mascherine e guanti, operando in uno spazio relativamente piccolo. Questi fattori sarebbero la causa dell’imponente virulenza del Coronavirus che, in pochi giorni, avrebbe contagiato 5 persone e costretto alla quarantena circa una trentina.

 “…Verso la metà di marzo – dichiara Fabio Zerbini rappresentante di Sol Cobas – quando la Fruittital ha registrato il picco delle attività, sono iniziati a emergere i primi casi sospetti di Covid-19 tra i lavoratori. Non avendo ancora la certezza che si trattasse del virus, la produzione all’interno del sito è continuata in maniera normale. Dopo le due settimane d’attesa necessarie per i risultati dei tamponi è venuto fuori che c’erano 5 lavoratori infetti. Logicamente la paura si è diffusa tra i dipendenti che nelle settimane precedenti avevano lavorato a stretto contatto e in precarie situazioni di sicurezza. Infatti i dispositivi necessari, come guanti e mascherine, sono stati forniti dall’azienda solo in seguito a numerose richieste. Questo ci ha costretti a realizzare un dossier che abbiamo prontamente consegnato alla prefettura. La situazione è diventata sempre più precaria al punto che la scorsa settimana i dipendenti hanno dato vita a uno sciopero improvvisato di venti minuti, bloccando la lavorazione. La dirigenza allora ha risposto con durezza e il 2 maggio ha chiuso definitivamente lo stabilimento, mettendo i 64 lavoratori in cassa integrazione. La motivazione sarebbe una fantomatica improduttività del sito…”.

Fabio Zerbini

La Fruittital, però, non sembra abbia intenzione di fermarsi. Secondo il sindacalista il piano della direzione sarebbe quello trasportare i macchinari a Verona dove l’azienda possiede uno stabilimento più grande

“…La cosa scandalosa è che la scelta sia stata fatta durante la massima attività – aggiunge il sindacalista – in un momento di totale depressione economica per il Paese. Mettere 60 persone in cassa integrazione, soprattutto se poteva essere evitato, non appare una scelta saggia. La cooperativa Mizar ci ha già comunicato che i licenziamenti inizieranno al decorrere del 30 aprile. Noi abbiamo cercato di impedire che i materiali fossero trasportati nella città veneta, abbiamo occupato e resistito qualche ora ma alla fine abbiamo dovuto lasciare l’edificio in seguito all’intervento della polizia. Sicuramente a Verona la Fruttital avrà instaurato condizioni contrattuali più convenienti, e, probabilmente, peggiori per i lavoratori. Da quel che so i lavoratori guadagneranno 5 euro all’ora, con contratto nazionale multiservizi. Saranno, dunque, escluse tredicesime e quattordicesime, al contrario di quanto accadeva nel milanese dove i lavoratori avevano un contratto da esporto merci e logistica…”.

I lavoratori della Fruttital in sciopero

Sindacato e lavoratori continueranno la loro protesta, cercando, per quanto possibile, di invertire la situazione. In queste prime ore di parziale riapertura nazionale sono state tante le situazioni esplosive che si sono venute a creare. Alla TNT di Peschiera Borromeo, sempre nel milanese, l’intervento della polizia per sedare i lavoratori in sciopero è stato molto più duro e severo. Le prime avvisaglie della crisi economica iniziano a definirsi tra il silenzio dell’unione comunitaria e della classe politica italiana. La situazione inizia a diventare critica in molti settori e le misure messe in campo fino ad ora appaiono insufficienti. La fase due è appena iniziata ma il dramma economico è già in atto, fra l’indifferenza di molti.