LEGALITA’? MA MI FACCIA IL PIACERE…

Spesso il termine è abusato o utilizzato durante le passerelle delle campagne elettorali. In buona sostanza nulla di concreto e a farne le spese sono tutti i cittadini perbene.

Nel 70 a.c. iniziò il processo contro Gaio Verre, politico romano originario dell’Etruria, propretore e governatore con pieni poteri della ricca Sicilia, il quale, accusato da Cicerone su denuncia del popolo siciliano stanco delle sue ruberie, lo fece condannare all’esilio e a una pena pecuniaria per corruzione, interrompendo così la sua brillante carriera politica. Il processo, che fece molto scalpore al tempo, aveva messo in luce quanto fosse dilagante il malaffare tra i potenti della antica Roma repubblicana, creando un certo scompiglio anche all’interno dello stesso Senato.

Poco meno di duemila anni e nel 1892 scoppia, sempre a Roma, lo scandalo della Banca Romana, a seguito della denuncia di un solerte funzionario che fa luce sull’emissione di ingentissime quantità di banconote con lo stesso numero di serie di altre, destinate al macero, che invece furono deliberatamente lasciate in circolazione per ripianare i debiti accumulati dall’Istituto di credito a seguito di pessime speculazioni effettuate principalmente nel settore edilizio. Nel corso dell’inchiesta, che vedrà insabbiamenti, omicidi, scomparsa di documenti, rapimenti e ricatti, emergono una serie di fatti delittuosi e di corruzione che investono l’intera classe politica italiana, primi tra tutti, il presidente del Consiglio dei Ministri ed il ministro del Tesoro. La portata dell’evento è tale che si sfiora anche la posizione del Re, Umberto I di Savoia, “sussurrandosi” che il monarca avesse trasferito all’estero ingenti somme di danaro necessarie per mantenere le sue amanti, tra le quali, in primis, la mai sazia di regalie Duchessa Litta Visconti Arese. Il Governo ne viene travolto, il Re no. La vittima eccellente è Giolitti, il quale per una decina di anni resterà fuori dalla vita politica attiva. Ma anche in tale vicenda, che riempì a dismisura le pagine dei quotidiani per oltre due anni e determinò la necessità di costituire un’unica Banca centrale, la Banca d’Italia, per l’emissione della moneta, la “giustizia”, pesantemente influenzata da forti pressioni politiche, fece il suo corso e trasse le sue conclusioni in maniera ”monca e contraddittoria”, assolvendo i principali imputati per insufficienza di prove, atteso che i documenti più importanti, che li inchiodavano alle loro responsabilità, sparirono come d’incanto.

Esattamente cento anni dopo scoppia “tangentopoli” che, come un fiume in piena, travolgerà tutti i tradizionali partiti politici, determinando la nascita della c.d. seconda Repubblica. Tre fatti storici eclatanti, che hanno visto da una parte il potere sotto accusa per fatti di corruzione e malaffare e dall’altro la gente comune che invocava giustizia. Episodi storici, tutti, che hanno scavato un profondo solco tra i “potenti” e quanti, cittadini onesti, tale potere erano costretti a subire.

Oggi questo solco sembra meno accentuato, quasi spianato in parte della popolazione. Dai social si ha modo di percepire che il tema della legalità non è più considerato da tanti cittadini condizione principale della nostra società. I principi etici e morali sembrano essere travolti dall’assuefazione ai fenomeni della dilagante e mai arginata corruzione, sopraffatti dall’esaltazione della furbizia, cavallo di battaglia di alcuni parti politiche. Stiamo assistendo alla fluidificazione di un super individualismo sfrenato, la cui parola d’ordine è quella della sopraffazione di un essere sugli altri, Non più una società ove la cosa pubblica è al centro degli interessi dei cittadini, come bene prezioso ed insostituibile, bensì, svalutandosi la alterità, l’affermazione del “prima io”, “prima noi”.
E chi se ne frega se Tizio ruba e se Caio è corrotto. A chi importa se un politico dice “fregnacce”.

Assistiamo ad un degrado etico che non ha precedenti. A tangentopoli era seguito un periodo di riscatto civile e morale, un riappropriarsi di un senso di partecipazione alla cosa pubblica e di presenza politica, con una passione che non si vedeva dall’immediato dopoguerra. Forza Italia, attraverso i club sorti spontaneamente a migliaia sull’intero territorio nazionale, aveva illuso milioni di cittadini di potere contribuire ad un New Deal tutto italiano. Ma quando mai! Poi è arrivato il ciclone Cinquestelle, che al grido di “onestà, onestà” ha ottenuto un terzo dei consensi del popolo italiano. Sembrava ci si fosse riappropriati della “legalità”. Ma non è bastato. Oggi va di moda il parlare alla “pancia degli italiani”, sollevare gli istinti più biechi: bastano un paio di slogan ben studiati e tanti saluti all’approfondimento dei problemi, alla disamina delle soluzioni, alle proposte politiche concrete, tanto i social questo vogliono e di questo si accontentano.

Le mazzette in cambio di favori.

E così anche la notizia che un tal Gratteri, autentico eroe del nostro tempo, che ha inferto un durissimo colpo alla criminalità organizzata con un lavoro che al confronto le fatiche di Ercole sono giochi per bimbetti, passa in secondo ordine, quasi ignorato dalla stampa nazionale e dai mass media. Ma si, per molti, per troppi, è più importante sentirsi dire che “bisogna dare il lavoro al sud altrimenti questo straripa come l’Africa”.