L’ASSASSINO L’HA FATTA FRANCA? IL MISTERO DELLO CHEF MORTO AMMAZZATO.

Un personaggio eclettico ma anche molto riservato e forse con qualche amicizia equivoca. La sua morte è ancora un mistero anche se sarebbero in molti quelli che sanno la verità.

Era il 10 novembre 2019 quando a Modica, in provincia di Ragusa, al terzo piano di una palazzina popolare, veniva ritrovato il corpo senza vita del 57enne Peppe Lucifora. Trascorreranno diverse ore prima che si parli di omicidio. La notizia in poco tempo aveva fatto il giro della città lasciando attonita una comunità intera. Peppe Lucifora a Modica lo conoscevano praticamente tutti: faceva il cuoco all’ospedale ma anche servizi privati di catering per la “Modica bene”. Un personaggio eclettico che si metteva in mostra specie nei giorni di Pasqua quando a bordo della sua Moto-Ape, bardato con vestiti stravaganti, si fermava nel centro storico per vendere i buonissimi “piretti” (cedri) cosa che faceva anche nel giorno di San Giorgio, santo a cui era molto devoto.

Ad allertare le forze dell’ordine era stata una vicina di casa allarmata da alcuni parenti che, a mezzogiorno di quella domenica di 6 mesi fa, aspettavano Lucifora per un servizio di ristorazione. Sul posto erano intervenuti i Vigili del Fuoco che sfondavano la porta dell’abitazione del cuoco trovandolo riverso per terra vicino al letto. Una vicina di casa raccontava di aver sentito strani rumori provenire dal terzo piano nella notte di sabato, un’altra invece sosteneva che tra le 12 e l’1, sempre tra sabato e domenica, il suo cane aveva iniziato inspiegabilmente ad abbaiare.

Peppe Lucifora in processione.

A casa del cuoco è stata trovata della cocaina ma l’esame autoptico chiarirà che il 57enne quella sera non aveva fatto uso né di stupefacenti né di alcol. Chi ha portato allora la droga a casa di Peppe Lucifora? Forse l’assassino? E perché? Gli inquirenti iniziano a scavare nella vita privata dell’uomo e avrebbero escluso, sin da subito, l’ipotesi dell’omicidio avvenuto in ambito familiare. Tutti descrivono Peppe come un uomo limpido, gioioso e quasi senza filtri ma chiusa la porta, la sera, cosa accadeva in quella abitazione di Vico 11 febbraio? La sua sfera privata, da omosessuale (non ne parlava mai, ma tutti sapevano), è stata passata al setaccio dagli investigatori. Alcuni vicini hanno raccontato che ultimamente faceva entrare a casa diverse persone, cosa che prima avveniva raramente. Quell’omicidio appare da subito un mistero.

Tante le ipotesi e le congetture: si è parlato di tanti conti correnti a suo nome aperti in diverse banche, di possibili giri di usura, di prestanome ma nessuna di queste circostanze ha trovato riscontro da parte degli inquirenti. Il 20 novembre a casa del cuoco arrivavano i RIS di Messina, con una squadra di sei specialisti coordinata dal Tenente Colonnello Carlo Romano. Gli uomini del reparto investigativo sono stati nell’abitazione di Modica per quasi 2 giorni: un piccolo appartamento di circa 60 metri quadri dove regnava una gran confusione. Il cuoco accumulava tante cose, soprattutto oggetti sacri presenti in ogni angolo dell’abitazione e non solo.

I carabinieri del Ris in casa della vittima.

Intanto arrivava l’esito dell’autopsia che rivelava come Lucifora fosse stato ucciso da una mano sola.  Il cuoco non si è minimamente difeso, l’assassino lo ha prima colpito a mani nude e poi, quando la vittima era in stato di incoscienza, l’ha finito stringendogli una mano sul collo. Ciò ha provocato una perdita di sangue che si è accumulata nei polmoni, fattore, questo, che ha determinato la morte del cuoco siciliano.

La svolta nelle indagini arrivava il 13 febbraio scorso con l’iscrizione nel registro degli indagati di un 39enne residente a Giarratana, un piccolo Comune pedemontano in provincia di Ragusa. È un carabiniere. Sottoposto ad interrogatorio per diverse ore, il militare, un uomo muscoloso e possente, respingeva ogni accusa confermando di essere stato a casa di Lucifora nei giorni immediatamente precedenti all’omicidio ma di non avere nulla a che fare con il fatto di sangue. Non ci sarebbero stati elementi per il fermo dunque il militare veniva rilasciato. Il 20 febbraio successivo il sostituto procuratore Francesco Riccio nominava il Ctu per estrapolare dati da tablet, cellulari e computer appartenenti al carabiniere indagato. I Ris hanno poi prelevato campioni biologici in casa dell’indagato per compararne il Dna con altre tracce riscontrate in casa di Lucifora. L’emergenza sanitaria in corso ha fatto slittare i termini per la deposizione delle perizie ma tra qualche settimana potrebbero esserci novità.