L’APP IMMUNI PER SOLI RICCHI. LA SOLITA VITTORIA DI PIRRO

Da poche ore è entrata in funzione l’ormai celebre l’”app Immuni”, attraverso la quale sarà più facile effettuare il tracciamento delle persone potenzialmente infette da Covid-19. “…Si parte con un test – ha dichiarato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri che durerà alcuni giorni, quindi dalla prossima settimana o da quella immediatamente successiva, verrà poi esteso a tutti…Immuni si inserisce in un sistema di tracciamento dei positivi che però vede un ruolo essenziale del medico competente nella procedura di rintraccio dei soggetti positivi o dei contatti stretti…”.

L’applicazione funzionerà mediante una serie di sofisticati algoritmi che, grazie allo scambio di ricetrasmissioni Bluetooth, monitorerà  gli spostamenti della popolazione così da poter risalire, qualora ve ne fosse bisogno, a chiunque abbia avuto rapporti con Covid-positivi negli ultimi giorni.

Pierpaolo Sileri

Proprio il premier Conte ha salutato l’innovazione con entusiasmo, sottolineando che la privacy degli utenti sarà salvaguardata integralmente. Anche se, proprio Wojciech Wiewiórowski, garante europeo della Protezione dei Dati, qualche settimana fa aveva dichiarato che mantenere il completo anonimato sarebbe stato difficile, se non impossibile.

Così, dopo tanti annunci, recriminazioni sulla sicurezza dei dati sensibili e rassicurazioni governative, l’applicazione è diventata realtà. Ora basta semplicemente che tutta la popolazione la scarichi per far sì che il meccanismo entri in funzione. Forse.

In realtà la questione è più facile a dirsi che a farsi. Infatti, per come è stata progettata l’app, più della metà della popolazione italiana sembrerebbe esclusa da questo nuovo dispositivo di sicurezza. L’app è disponibile solamente per gli iPhone che possiedono la versione iOS 13.5 o superiore. O, in alternativa, può essere utilizzata correttamente se lo smartphone Android verifica tutti e tre i seguenti requisiti: Bluetooth Low Energy, Android versione 6 (Marshmallow, API 23) o superiore, Google Play Services versione 20.18.13 o superiore. 

E per chi ha un cellulare impossibilitato a supportare tali modifiche? Per chi, come i più anziani, utilizza il telefonino prettamente come mezzo di comunicazione con i propri famigliari e non ha dimestichezza con il mondo digitale? Facile: dovrebbe correre dal primo rivenditore e comprare un cellulare da circa 700 euro. Fesserie in tempi di “micragna” come questi! Ma se una parte della popolazione non ha le possibilità economiche o le conoscenze informatiche per utilizzare l’applicazione che senso ha avuto finanziarla, soprattutto tenendo conto che i risultati veri dovrebbero basarsi sul maggior numero di persone? Un copione che neanche Totò all’apice della sua carriera avrebbe mai potuto concepire. Ma mi faccia il piacere…

Un vero e proprio schiaffo morale a quelle famiglie che, con pochissimi mezzi a disposizione, si sono dovute barcamenare tra didattica a distanza, smartworking e videoconferenze il tutto con un solo PC dentro casa. E ora, in maniera paracula, si chiede agli italiani in affanno di comprare un nuovo smartphone o tablet. Per una famiglia di quattro persone ci vorrebbe un investimento di 2.800 euro. Ovvero una pazzia, in questo momento. Pensiamo, ad esempio, a chi attende ancora la cassa integrazione, a chi pur di non chiudere la propria attività ha dovuto stringere la cinghia e a chi stenta a ripartire dopo la pandemia senza un soldo in tasca.

Insomma, un “giochino” per pochi eletti ma che viene sbandierato come l’ennesimo traguardo del governo. La solita vittoria di Pirro.