LA MANOVRA DI NATALE

Manovra approvata definitivamente, giusto in tempo per mangiare il panettone. Sterilizzato l’aumento dell’IVA resta ben poco. Una manovra all’insegna del “si fa quel che si può”.

32 miliardi di euro, di cui 23 dedicati al blocco dell’aumento dell’IVA. Mediamente, più di 500 euro all’anno che rimarranno nelle tasche di ogni famiglia italiana. Questa è la buona notizia.

La Camera, nella serata di ieri, ha definitivamente approvato la manovra e, con essa, ha riconfermato la fiducia al Governo Conte bis: 334 si, 232 no e 4 astensioni.

La plastic tax c’è, ma le sono state tagliate le unghie: prelievo di 0,45 centesimi di euro a chilo di plastica monouso prodotto (il primo disegno prevedeva un prelievo di un euro). Scatterà dal prossimo 1 luglio, per dar tempo alle imprese di adeguarvisi. Almeno a quelle che riusciranno a farlo (molte le minacce di chiusura ventilate dai produttori di plastica, a seguito della configurazione del nuovo balzello).

Dal prossimo ottobre in vigore anche la sugar tax, la famigerata tassa che colpisce i consumatori di succhi e bevande zuccherate (solitamente distribuiti in bottiglie di plastica, dunque per questa categoria imprenditoriale sugar e plastic tax si sommeranno). Porterà 175 milioni nelle casse dello Stato.

Praticamente scomparsa la stretta sulle auto aziendali, per la felicità dei renziani, ma dal 2021, per far tornare i conti, dovrebbero aumentare le accise su diesel e benzina. Il condizionale è d’obbligo, perché, trattandosi tecnicamente di un aumento delle clausole di salvaguardia, esiste in natura l’ipotesi che tale incremento venga disinnescato prima del 2021 (in natura, appunto: nel mondo reale molto meno. Sull’IVA si sono mobilitati tutti, difficile accada lo stesso per i carburanti, considerato anche che ci sarà un intero anno per abituarsi all’idea dell’aumento del costo).

Brutte notizie per i giocatori: istituito un prelievo statale del 20% sulle vincite oltre i 500 euro. E’ la famosa “tassa sulla fortuna”, cavallo di battaglia dei Cinquestelle (una specie di contrappasso, se si considera che molti di loro alla fortuna devono tutto, visto che sono entrati in Parlamento dopo “primarie online” in cui hanno raccolto appena qualche decina di preferenze in totale). Ingrassa anche Robin Hood con l’incremento della Robin tax diretta ai concessionari pubblici (che cresce, ma non per tutti: il balzello aumenta del 3,5%, ma solo per una platea limitata di soggetti). Niente Tobin tax (la tassa sulle operazioni finanziarie online) e legalizzazione della cannabis light, gli altri fondi dovrebbero arrivare da spending review e nuovo ricorso al deficit. Con un colpo di reni di incoerenza, da luglio prenderà il via la grande lotteria degli scontrini (e ne vedremo delle belle) perché la fortuna, al Governo, piace a giorni alterni, mentre con il bonus befana agli acquirenti verrà restituita una quota delle spese affrontate nell’anno precedente con carte e bancomat.

I soldi racimolati e che eccedono la quota più massiccia dedicata alla sterilizzazione dell’IVA verranno spesi per una pioggia di piccoli interventi sociali, talvolta simbolici, talvolta insufficienti, in altri casi diretti a regalare una qualche boccata di ossigeno.

Tre miliardi di euro (un po’ pochini, ma si fa che si può: dal 2021 dovrebbero diventare cinque) andranno al taglio del cuneo fiscale. Poi asili nido gratis o quasi per le famiglie a reddito basso, nuove assunzioni in sanità e istruzione, sgravi per l’innovazione nel comparto imprenditoriale (la c.d. “Impresa 4.0”: agevolazioni per chi investe in ricerca, per chi ammoderna i materiali e per chi forma il personale). Sì alla detrazione del 19% delle spese sanitarie per tutti e 400 euro l’anno per acquistare latte artificiale alle neomamme che non possono allattare. Mantenute, ovviamente, anche “quota 100” e reddito di cittadinanza, in rispettoso ossequio al precedente governo gialloverde. Confermate anche “opzione donna” (canale di accesso facoltativo alla pensione per le lavoratrici) e Ape sociale.

Un celebre film dell’immortale Lina Wertmüller e interpretato da Paolo Villaggio si chiamava “Io speriamo che me la cavo”. Ecco, questa è esattamente l’impressione che fornisce questa manovra, se si dovesse commentare con un tweet. Il precedente Governo (Conte primo) ci aveva lasciato in eredità un mostro a molte teste (l’aumento dell’IVA): il suo gemello più ragionevole (Conte secondo) lo ha disinnescato. Però capite bene che, quando su 32 miliardi di spesa, 23 vanno dritti all’abbattimento di quel mostro, poi resta ben poco per “cantar messa”.

Si fa quel che si può e quel che si è fatto non è nemmeno tanto male (a parte che per i produttori di bibite zuccherate in plastica. Fossi un produttore di bibite zuccherate in plastica controllerei già stamattina i voli per l’Irlanda o l’est Europa. Ma un “morto” da qualche parte ci doveva pur essere, per “salvare” i tanti feriti). Certo è poco, tristemente poco, a volte drammaticamente poco.

La verità è che si continua a sopravvivere in una logica emergenziale mentre servirebbe una politica ruggente, capace di prendere per i capelli questo Paese e rivoltarlo come un calzino. Capace di scontentare chi c’è da scontentare, di spezzare le tante sacche di privilegio e di redistribuire più meritocraticamente. Certo, ci vorrebbe un altro Governo, che non litighi a giorni alterni. Per un altro Governo ci vorrebbe un’altra legge elettorale, che magari eviti la necessità di alleanze contro natura. Tutti temi da appuntare sul taccuino del 2020, che ci aspetta dietro l’angolo.

Per ora siamo come una provinciale che si è conquistata un onesto punto fuori casa e può compiacersene un po’, ma che è ancora assolutamente invischiata nella lotta per non retrocedere. Serve un nuovo allenatore e nuovi stimoli. Per ottenerli, solitamente, c’è bisogno di una presa di coscienza e di un cambio di passo a livello societario. Solo che, in questo caso, la società siamo tutti noi.