INQUIRENTI E GIUDICANTI STRADE DIVERSE

La lunga strada per la separazione delle carriere per il maggior equilibrio fra accusa e difesa. Le parti politiche non ne parlano perché l’argomento è scomodo per tutti

L’articolo 104 della nostra Costituzione stabilisce che la magistratura è un ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere, nel rispetto quindi della “separazione dei poteri” che contraddistingue tutti gli Stati di diritto a partire dalla Rivoluzione francese .

La magistratura si è però trasformata oggi in una vera e propria casta, gelosa delle proprie prerogative e dei suoi privilegi e che ha visto alcuni suoi esponenti utilizzare la visibilità ottenuta con inchieste giudiziarie eclatanti per intraprendere poi brillanti carriere politiche .

Il tema di separazione delle carriere l’argomento specifico sembra essere abandonato all’oblio pur non avendone diritto. Un problema importante da troppo tempo lasciato in panchina dopo aver generato un ampio dibattito nel mondo politico negli ultimi decenni senza che si sia giunti ad una soluzione percorribile e con il perenne veto, assoluto, dell’associazione azionale Magistrati.

A tal proposito riportiamo le opinioni di Paolo Lepri, giudice monocratico presso la sezione penale del tribunale di Genova e di Carlo Ciaravino, avvocato del Foro di Genova, per meglio comprendere le posizioni delle due categorie forensi:

”…Ritengo che la separazione delle carriere sia dannosa – ha detto Lepriperchè trasformerebbe i pubblici ministeri in super poliziotti privandoli di una vera autonomia di giudizio. La possibilità di passare dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa consente al magistrato chiamato a svolgere indagini nei confronti di uno o più indagati, di avere maturato esperienza anche in ambito giudicante e quindi di esercitare in modo più equilibrato e consapevole l’ azione penale…” .

Diametralmente opposto il giudizio dell’avvocato:

”…Sono favorevole alla separazione delle carriere – ha aggiunto Ciaravinonon ritengo corretto che il magistrato che sino a poco tempo prima svolgeva funzioni requirenti possa, automaticamente, “trasformarsi” in giudice e quindi acquistare il potere di assolvere o condannare gli imputati Ritengo invece opportuno che sia facilitato l’accesso alla Magistratura per chi già esercita la professione di avvocato attraverso, per esempio, un concorso specifico; l’ avvocato che ha maturato “esperienza sul campo” per un certo numero di anni acquista infatti una maturità ed una capacità che possono rivelarsi molto utili anche nella carriera di magistrato” .

Due opinioni contrastanti, secondo copione, che vedono il giudice ovviamente contrario alla separazione mentre l’avvocato manifestatamente favorevole all’eventuale riforma. Più che scontato. Le affermazioni del giudice Lepri sarebbero condivisibili nell’ ipotesi in cui un magistrato giudicante decidesse di assumere l’ incarico di sostituto procuratore, purtroppo però nella maggior parte dei casi assistiamo al percorso inverso: sono i Pm che vogliono diventare giudici, senza avere maturato la necessaria esperienza in materia con tutti gli svantaggi ed i “rischi” del caso.

Il pubblico ministero, nel nostro ordinamento, è una parte del processo mentre il giudice è una figura terza ed imparziale che deve essere equidistante da tutte le parti in causa e dunque non è ammissibile che sia un collega dell’accusa, con il quale ha condiviso il medesimo percorso professionale e che un giorno potrà sedere al suo fianco nel contesto di un organo collegiale, con una semplice domanda di riassegnazione. Il tema delle separazione delle carriere è oltremodo divisivo, a tal punto da provocare il fallimento degli intenti della commissione Bicamerale presieduta da Massimo D’ Alema nella seconda metà degli anni Novanta .

Ci troviamo davanti ad una materia straordinariamente scomoda che, come altre, non viene affrontata perché impopolare per tutti dunque continuamente elusa per non urtare la suscettibilità specie di certe toghe che dalla “stagione di Mani pulite” hanno assunto un ruolo sempre più politico, oggi parzialmente ridimensionato rispetto al passato ma ancora terribilmente presente.