IN TEMPI DI RESILIENZA: EMPATIA, AMICIZIA, AMORE. A VOLTE CI SI PUO’ LASCIARE SENZA RANCORE

Riflessioni in pillole da sindrome da lockdown. Amore, odio, separazioni tutto è cambiato. Tutto ha raggiunto il limite massimo della sopportazione. Gli effetti delle restrizioni si fanno sentire in maniera deflagrante specie nei rapporti di coppia.

Adesso più che mai, in piena terza costrizione estrema d’isolamento, la perdita di abitudini, di certezze, lavoro, fa sì che a volte il cattivo umore porta ad appigliarsi al minimo fraintendimento tra conoscenti, colleghi, coppie, amici.

E quando non si pensa possa esserci un equivoco tra persone che si stimano reciprocamente, per cui l’un l’altro nutrono affetto, ecco che avviene un episodio spiacevole, un contrasto di idee, delle “fratture” relazionali, conseguenze di frasi male interpretate per mancanza di approfondimento o a causa di scambi molto schietti di opinioni diverse. E allora il rapporto d’amore, d’amicizia, familiare, professionale, s’interrompe bruscamente, spesso con durezza.

Occorrerà del tempo, poi, perché si capiscano certi meccanismi della psiche, perché si rivedano le posizioni, ci si chieda il perché di una così solida amicizia o profondo legame sentimentale, non sia rimasto nulla.

Viene spontaneo allora pensare: “Non era vera amicizia, amore, altrimenti non sarebbe finito”.

Verosimilmente, non è semplificando così banalmente che si troverà la chiave di comprensione tra due o più individui.

Discorso a parte se facciamo riferimento a una relazione amorosa. Succede sempre più spesso, adesso, a causa della lontananza, o, viceversa, della “forzata” convivenza, che si creino fratture insanabili.

Ma siamo sicuri che il distacco fisico (non sociale), sia sempre e solo un male? Ecco che bisogna riflettere sulla vera natura dei fatti, sulla necessità di capire le ragioni dell’altro. Cosicché, il partner che si sente lontano e abbandonato, può decidere di interrompere del tutto una relazione che sta lì, appesa nel “limbo” del “non detto”, del tipo “prendiamoci una pausa” fino a voler chiudere dolorosamente tutti i canali possibili di comunicazione.

Molto spesso lo si fa, non per odio, vendetta, livore, o altri impulsi negativi verso l’ex partner, ma per “necessità psicologica razionale”, per autodifesa, in quanto eliminando i presupposti della sofferenza, quanto più si è provato un forte sentimento amoroso, di grande fiducia, di stima, più si tende a “resettare”.

In tal caso, ancor più sarà necessaria la “precisione chirurgica” nell’opera di “rimozione” psichica, chimica e fisica della persona con la quale si è decisa di chiudere ogni rapporto.

Dall’altra parte, ciò fa sì che ne risulta un’equazione facile: più si è amato, più forte la sofferenza dell’abbandono subito, ancora più urgente sarà la necessità di allontanare il ricordo dell’ex.

Di contro, è bene accettare che, se non si è più coinvolti nella condivisione di un sentimento amoroso, si possa decidere di allontanarsi fisicamente e mentalmente, “lasciar scorrere” la nuova condizione di status con leggerezza (che non sia superficialità).

Infine, quando non si riesce ad accettare nei tempi medi lunghi l’abbandono, dovremmo far capo con assoluta determinazione alla  ragione. (Ah la “Ragione”, questa pianta incolta, il cui frutto troppo spesso acerbo, ignorato, pericolosamente sottovalutato, così recita: “Più sono ferito/a, più ti odio perché tu non mi ami più”).

Se dunque questo pensiero maturasse, divenisse frutto della saggezza, allora si risolverebbero con meno traumi, i molti conflitti interni nella coppia, con buona pace degli psicologi, psicoterapeutici, neurologi, ed anche di qualche principe del Foro.

In ultima analisi, potrebbe, se solo si volesse, il nuovo anno, essere foriero di un “riavvicinamento umano“, tutto a favore della donna, spesso vittima di situazioni a rischio nei passati e futuri paventati lockdown, tra una zona arancione, una rossa, l’altra gialla, infine bianca (quest’ultima, anche in funzione di temute, reiterate violenze casalinghe). Un riavvicinamento fortemente agognato.

 

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