ILVA PROBLEMA INFINITO

I lavoratori in rivolta perché ArcelorMittal beffa le maestranze e la magistratura italiana. Le menzogne dell’azienda, però, sono sotto gli occhi di tutti. Speriamo che Conte, intervenuto in prima persona, non premi di nuovo l’azienda franco-lussemburghese con altri soldi pubblici.

Taranto – Nonostante la Fase 2 oggi le strade della città del Ponte girevole sono piene di persone e lo saranno ancora fino a domenica sera. Migliaia di lavoratori, familiari, parenti delle vittime e semplici cittadini, stanno occupando gli spazi dinanzi all’Ilva chiedendo a gran voce le dimissioni di ArcelorMittal. La popolazione coinvolta lamenta una situazione insostenibile che, con il passare dei giorni, peggiora progressivamente.                                                            

Uno dei punti centrali della protesta verterebbe intorno al comportamento antisindacale dell’azienda e alla mancata assunzione di circa 2000 dipendenti, così come previsto dall’accordo stipulato con il Mise. Infatti dei 10.700 dipendenti concordati solamente 8.200 sono stati inseriti nell’organico.

Questo comportamento aveva portato già nel 2019 il giudice del lavoro di Taranto, Lorenzo De Napoli, a condannare ArcelorMittal per comportamento antisindacale:“…Durante le varie fasi del processo – aveva evidenziato l’avvocato Mario Soggia – ArcelorMittal aveva dichiarato che se avesse dovuto assumere i lavoratori indicati dal giudice a seguito del ricorso, avrebbe licenziato chi aveva già assunto. E invece questo non potrà avvenire perché il magistrato ha posto un paletto ben preciso…”.

L’Ilva di Taranto

A quasi un anno dal giudizio la situazione, però, sembra rimasta invariata.

“…ArcelorMittal ha iniziato una campagna di terrore – dichiarano i sindacalisti dell’Usb – ponendo in essere licenziamenti ingiustificati per decine di lavoratori la cui disperazione si è riversata sulle famiglie creando forti disagi.  Il tessuto industriale della città è ormai fortemente compromesso con gare al massimo ribasso, costanti e continui ritardi nei pagamenti delle fatture delle attività già svolte e ogni mese abbiamo lavoratori che non percepiscono stipendio e aziende che rischiano il fallimento. E malgrado tutto il governo ha regalato all’azienda un contratto più vantaggioso con dimezzamento del canone trimestrale di affitto (con diverse morosità), la possibilità di alzare ulteriormente i numeri della Cigo previo nuovo accordo sindacale dunque esuberi temporanei che probabilmente diventeranno strutturali vista la grande capacità di ArcelorMittal di cambiare le carte in tavola e, dulcis in fundo, un bel pacchetto di qualche centinaio di milioni di euro di soldi pubblici…”.

Lo sciopero si è esteso anche a Novi Ligure, sede dell’altro stabilimento dove Bruno Manganaro, segretario genovese della Fiom, ha denunciato il ricatto morale che l’azienda avrebbe consumato nei confronti degli operai:

“…L’azienda ci minaccia affermando che metterà tutti gli operai in cassa integrazione se non interrompiamo la protesta – aggiunge Manganaro –  noi rispondiamo che accettiamo la sfida e proseguiamo lo sciopero sino a quando non verranno date risposte certe per il futuro dei dipendenti e del loro lavoro…”.

Lo sciopero arriva fino in Liguria

“…Mittal vuole il braccio di ferro sulla pelle di chi ha già fatto tantissimi sacrifici – ha evienziato Alessandro Vella, Fim-Cisl Liguria –  non resteremo fermi di fronte a queste decisioni incomprensibili…”

Una situazione complessa che si somma alle già innumerevoli controversie del momento. Le accuse mosse simultaneamente dai sindacati sono tante e qualora fossero confermate significherebbero un danno non già alla sola Taranto ma all’intero comparto industriale e lavorativo nostrano. La patata bollente ha costretto il premier Conte ad intervenire di persona nella vicenda. Secondo le ultime dichiarazioni non è escluso che il premier prenda in mano la situazione controllando personalmente il dossier per gli aggiornamenti del caso. Al momento l’imminente futuro dell’Ilva appare quanto mai nebuloso. Allo stesso tempo, però, non si può escludere l’ipotesi che il governo possa portate da 500 milioni a un miliardo di euro la penale nei confronti di ArcelorMittal nel caso in cui l’azienda dovesse decidere di abbandonare l’Italia.