IL PROBLEMA E’ LA PARTECIPAZIONE, NON LE SARDINE

“…Ma a chi interessa che caschi un ponte?...” Già a chi interessa che venga giù un pezzo di un’autostrada in un Paese che con immutata arroganza continua a considerarsi tra i grandi della terra? Sicuramente non a Oliviero Toscani

…Ma a chi interessa che caschi un ponte?…” Già a chi interessa che venga giù un pezzo di un’autostrada in un Paese che con immutata arroganza continua a considerarsi tra i grandi della terra? Sicuramente non a Oliviero Toscani che tramite questa dichiarazione rilasciata durante un’intervista al programma radiofonico Un giorno da Pecora si è liberato di quel pesante mantello d’ipocrisia che era costretto ad indossare ogniqualvolta si parlasse dell’ingloriosa fine del ponte Morandi e delle sue 43 vittime. Premettendo che mai potremo descrivere il dolore e il senso di rabbia che hanno travolto le famiglie delle vittime, e che probabilmente li accompagnerà per il resto della vita, l’affermazione del fotografo e militante del PD ha avuto ancora più risonanza dato che è stata esclamata a pochi giorni dallo scatto fotografico ritraente il meeting tra i fondatori del movimento delle Sardine e Luciano Benetton.

È strana la vita: un “movimento anti-sistemico”, di rottura, d’opposizione all’odio, che tramite i canali social è riuscito ad riaccendere il fuoco della protesta nelle giovani coscienze dei ragazzi, rischia ora di morire ustionato dalla sua stessa fiamma. Dopo l’ormai celebre “foto di famiglia”, il web si è scatenato contro l’ipocrisia dei fondatori, provocando anche una rottura all’interno dell’organizzazione, con il gruppo degli scissionisti romani che non ha digerito l’ingenuità dei bolognesi e ha proclamato la nascita delle “Sardine romane”. Insomma, un pesce più pulito, immune alle microplastiche gettate in mare dal capitalismo.

Qui però sorge un nuovo quesito, probabilmente più sottile: si può parlare realmente di ingenuità? Una tale parola presuppone un trascorso oculato, lungimirante, rallentato, magari, da un piccolo atto non calcolato, una variabile che poco incide sul lavoro compiuto. Ma questo non sembra essersene il caso. Probabilmente, invece, l’ingenuità più grossa sarebbe considerare le stesse Sardine bolognesi ingenue. La parabola di gloria raggiunta da Mattia Santori e dagli altri pesciolini ha avuto tale successo proprio perché è stata asettica, impalpabile, fin troppo diplomatica, mirata unicamente a dare un’illusione di ritrovata giovinezza a un centrosinistra ormai ai limiti della credibilità.

Le massicce benedizioni ricevute da parte di tutto l’arco della sinistra parlamentare nei confronti dei quattro ragazzi dalla faccia pulita, senza accennare al minimo segno di preoccupazione per il possibile avvicendamento della leader politica, qualche dubbio in merito al loro concepimento lo fanno sorgere. Con questo non si vuole sostenere che le Sardine siano state “create in laboratorio”, ma che fin dai loro primi passi siano state cooptate dagli esperiti della comunicazione del PD e utilizzate unicamente per il fronte emiliano romagnolo. Insomma, sembrerebbe che agli slogan pregni d’odio e strumentali di Matteo Salvini, la sinistra abbia deciso di rispondere con lo stesso linguaggio: slogan pieni d’amore ma analogamente improduttivi per le serie problematiche in cui versa l’Italia e i suoi lavoratori.

La voce delle Sardine non si è mai levata a critica costruttiva, non ha mai sottolineato realmente le incongruenze della sinistra colorata che hanno portato alla crescita e alla ramificazione della destra nelle periferie. Il movimento sembra esser stato preconfezionato esclusivamente per le elezioni regionali dello scorso gennaio, caricate, tra le altre cose, di un significato politico esacerbato, che di fatto, ha depauperato la sonora sconfitta nelle altre ragioni: Calabria e Umbria prima di tutte. Proprio quest’ultima andata a elezioni anticipate per gli scandali in merito alla gestione degli appalti del centrosinistra, non è stata praticamente mai menzionata dai leader del movimento. Per quanto riguarda la sanità, anche la politica ospedaliera targata Zingaretti nella Regione Lazio è stata oculatamente oscurata, così come lo sono stati i progetti di Bonaccini, che tramite l’autonomia differenziata, sta progressivamente delegando al sanitario privato sempre più servizi, provocando una lenta moria dell’entità pubblica.

L’esperimento sociale d’opposizione è servito solamente ad oscurare i diffusi insuccessi della sinistra e le vittorie della Lega. Forse l’ingenuità più grande di tutta questa storia è stata proprio quella popolare, ancora una volta speranzosa di poter trovare nella strada concertativa la risoluzione dei problemi, illudendosi di poter delegare totalmente la conflittualità, ormai da tempo domata proprio da chi aveva il ruolo di aizzarla e condurla verso migliorie non economiche ma strutturali. Il problema, dunque, non è la foto in sé stessa, né ha senso perdere tempo a sviluppare congetture basate sulla dietrologia dell’evento e quindi sulla bontà o meno dell’istantanea.

La reale domanda da porsi dovrebbe essere: perché le Sardine hanno preferito destinare il loro tempo nel raggiungere uno dei quartier generali della borghesia italiana e non hanno adoperato la loro energia nel dialogo con i precari e i deboli della società? Perché invece di ostentare la solita superiorità morale e intellettuale propria della sinistra bertinottiana non hanno riflettuto sulla mole di voti che il centrosinistra ha regalato alla Lega, in particolar modo proveniente dalle classi subalterne? Perché non si è parlato di salari minimi per categoria o delle fameliche delocalizzazioni che nonostante i tentativi del MoVimento 5 Stelle non si è stato in grado di arginare? Perché si è taciuto sulle normative europee e non è mai stata messa in discussione la politica dell’austerity e il Patto di Stabilità che tanti mali hanno portato ai lavoratori e ai piccoli produttori italiani?

Probabilmente a tutte queste domande c’è un’unica risposta: non era necessario. Non, almeno, nei termini elettorali. L’ultima campagna elettorale, infatti, ha dimostrato che vince chi grida di più, poco conta che gli strilli provengano del centrodestra o del centrosinistra – guardano le relative politiche economiche ha ancora senso fare ancora questa differenza?.

Ai pesciolini bolognesi poco interessava parlare di lavoro a nero, precariato, lotta all’evasione e alla mafia, d’ingerenza della malavita negli appalti statali e di dignità lavorativa, non era funzionale alle elezioni, al contrario poteva essere altamente pericoloso per l’esisto stesso. Partecipare attivamente alla politica non è il sinonimo di manifestare. Questo dovrebbe essere il punto d’arrivo di un lavoro svolto minuziosamente nel quotidiano. Per “purificare” la politica in primo luogo c’è bisogno di una forte umiltà, essere intellettuali in maniera organica, gramsciana, del termine. Vivere ogni giorno il proprio luogo di lavoro, e non solo, con un rinnovato orgoglio salariale, non tacere davanti alle angherie subite da colleghi e amici, ma interessarsi del micro come del macro. Interessarsi alle problematiche del proprio quartiere come a quelle nazionali. Significa, in ultima analisi, sviluppare una forte rete di cooperazione sociale che possa agire da scudo nel momento del bisogno.

MATTIA SANTORI LEADER DELLE SARDINE – LA CONTROMANIFESTAZIONE DELLE SARDINE A BIBBIANO NELLA PIAZZA ADIACENTE ALLA MANIFESTAZIONE DELLA LEGA – fotografo: lo debole imagoeconomica

Il fallimento – almeno momentaneo -, delle Sardine è stata l’ennesima riprova che per cambiare il sistema in primo luogo serve partecipare personalmente alla trasformazione sociale della realtà circostante, delegare le proprie lotte al miglior oratore del momento non farà altro che accrescere il distacco tra popolazione e dirigenza politica, creando un vasto terreno di caccia per i profittatori economici del nostro tempo.

Matteo Santori e soci non hanno cambiato l’Italia, al contrario hanno creato una nuova illusione dietro la quale nascondere i sintomi di un pensiero malato, hanno gonfiato l’ennesima bolla destinata a scoppiare. Certo, ora avranno altro a cui pensare, l’album fotografico di famiglia deve essere rinnovato, magari con qualcuno della sinistra più radicale, così da controbilanciare, o magari con qualche scatto toccante in prossimità del ponte caduto. Priotirtà rispetto ai problemi quotidiani dei lavoratori o dei disoccupati italiani. Vedremo cosa succederà, intanto la loro credibilità mediatica ha avuto un pesante crollo, dovesse essere che chi li ha ideati si sia reso conto che ora non servono più?