IL MONDO DEL LAVORO CAMBIA MA LA TUTELA SEGNA IL PASSO

Il decreto legge 101/2019 è un grande passo avanti per tutelare i lavoratori della gig economy come i ciclofattorini, ma non è abbastanza. Mentre le piattaforme digitali cambiano il mercato del lavoro, la politica appare indecisa e a pagare l’incertezza sono sempre i lavoratori.

Alcune settimane fa avevamo parlato di come il decreto legge 101/2019 rappresentasse un significativo passo avanti per le tutele dei ciclofattorini, o riders. Il decreto, tuttavia, mantiene alcune criticità e rischia di non essere sufficiente se non si continua ad intervenire per regolamentare un mercato del lavoro in rapido mutamento. Come specifica infatti Federico Martelloni, docente di diritto del lavoro all’Università di Bologna, il decreto:

Modifica la nozione di collaborazione eterorganizzata, che è il primo binario della via maestra per l’applicazione delle tutele integrali ai riders. Tuttavia ciò non significa il riconoscimento della natura subordinata del rapporto. Il legislatore ha scelto di estendere in blocco le tutele dei subordinati a dei lavoratori che, nella fattispecie, subordinati non sono, ma prestano la loro attività in un servizio organizzato unilateralmente dal committente. Quindi si tratta di un’equiparazione ai fini degli effetti, senza riqualificazione dei rapporti nei termini della subordinazione. D’altra parte parliamo di una norma sostanzialmente rimediale, cioè, almeno nell’immediato, è da escludere che qualche piattaforma intenda qualificare i lavoratori come eterorganizzati; semmai si offre la possibilità ad un lavoratore inquadrato come lavoratore autonomo di ricorrere al giudice per ottenere le tutele della subordinazione. Ciò non toglie che questa dimensione rimediale costituisca una grande leva a favore di una regolazione negoziata, cioè contrattuale-collettiva, di un rapporto che ha nella intermittenza un elemento, per così dire, strutturale. Perché molti lavoratori della gig economy, tra cui i riders, che pure svolgono un’attività per certi aspetti assimilabile al lavoro dipendente tout court, specie quando ricevono indicazioni su tempi e modi delle consegne, prestano comunque un servizio in qualche maniera discontinuo che suggerirebbe degli adattamenti da parte della contrattazione collettiva”.

Il decreto prevede l’applicazione delle tutele su un doppio binario: da un lato, coloro che offrono una prestazione continuativa cui si estendono le tutele dei lavoratori subordinati; dall’altro, coloro che prestano un servizio ritenuto occasionale cui si applicano delle tutele minime. Il discrimine tra la definizione di continuativo e occasionale e il fatto che, come rivendica Riders Union Bologna sulla sua pagina Facebook, l’applicazione effettiva delle tutele previste dal dl 101/2019 avverrà solo tra dodici mesi, consentono alle aziende di riorganizzarsi e varare delle contromisure per rendere più complessa l’identificazione della natura continuativa del rapporto di lavoro (come ha già dimostrato JustEat). Secondo Martelloni, tuttavia. 

E’ indispensabile che le piattaforme per garantire il servizio abbiano una flotta di cui disporre: e questo già determina la continuatività dei rapporti in questione, perché solo grazie alla disponibilità di una flotta di riders si può assicurare il servizio di consegna. Quindi, complessivamente i riders svolgono un’attività che, a mio avviso, si può qualificare sempre come continuativa, salvo che non si tratti veramente di un’attività spot, resa una tantum da un rider che decida di per una singola consegna di attivare un rapporto episodico con la piattaforma. Il problema del nostro ordinamento è che dal 2003 in poi è stata costruita una nozione di rapporto o prestazione di lavoro occasionale sulla base di alcuni elementi quantitativi, cioè quantità di reddito tratto da un singolo committente o durata della collaborazione con un singolo committente. Tali fattispecie quantitative si discostano però da come la giurisprudenza ha tradizionalmente considerato l’occasionalità, cioè come episodicità, non come brevità della collaborazione continuativa. A mio parere la giurisprudenza dovrebbe tornare a questa tradizione emancipandosi da fattispecie costruite con finalità fiscali e non con finalità di tipologia contrattuale. A mio avviso, quella dei riders è quindi nella stragrande maggioranza dei casi un’attività continuativa, prevalentemente personale, inscritta in un servizio unilateralmente organizzato da un altro e quindi meritoria di tutele forti. Ciò con eventuali adattamenti della contrattazione collettiva che oggi dovrebbe avere agio a dispiegarsi perché le piattaforme, anche timorose della mannaia dell’applicazione in blocco delle tutele forti, dovrebbero finalmente essere disposte a sedersi ai tavoli per regolare in modo adeguato l’attività dei ciclofattorini”.

Martelloni

Non c’è dubbio, dunque, che il dl 101/2019 raggiunga un considerevole risultato nell’assottigliare la zona grigia normativa in cui si muovono le piattaforme della gig economy e che, ad oggi, si tratti forse del massimo che il legislatore potesse fare all’interno del nostro ordinamento. Resta tuttavia evidente una certa leggerezza della politica che non ha saputo, o voluto, assumere un ruolo più deciso nell’affrontare una questione di cui i riders non sono che uno dei molteplici epifenomeni (qualcuno ricorderà le dichiarazioni di Luigi Di Maio da ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico . La gig economy rappresenta oggi uno degli elementi in cui si definisce la natura del lavoro stesso e, di conseguenza, l’antropologia del lavoratore come soggetto che le istituzioni devono tutelare. La via, almeno a livello normativo, è stata indicata abbastanza chiaramente. L’auspicio è che la classe politica sappia cogliere il suggerimento e intervenire a regolamentare ad ampio raggio un mercato che vive sulla precarizzazione e sulla negazione del concetto di lavoro stesso.

Nel frattempo, il 22 novembre, a poche settimane dall’approvazione del decreto legge 101/2019, i ciclofattorini di Deliveroo hanno indetto uno sciopero a Bologna per denunciare la mancata chiusura del servizio, nonostante l’allerta meteo. Alcuni giorni prima un rider di Deliveroo era stato coinvolto in un grave incidente proprio durante un giorno di pioggia, a ricordarci che le esitazioni della politica e il ritardo sul piano normativo hanno un costo umano reale.