I TEMPI CAMBIANO, L’INFORMAZIONE SI ADEGUA

L’avvento delle nuove tecnologie ha visto l’emergere della sintesi, di cui l’immagine è degna rappresentante, a scapito della parola, soprattutto scritta.

La società del villaggio globale ha rappresentato uno spartiacque notevole, non solo dal punto di vista storico, sociale e politico, ma anche nelle relazioni umane. Ora ciò che conta è ciò che appare, il forte impatto dell’immagine sulla parola, specie quella scritta. L’informazione è stata costretta ad adeguarsi: viene richiesta estrema sintesi e molte foto, immagini, che possano in qualche modo sostituirsi alle parole. Per non parlare delle campagne elettorali e della comunicazione d’impresa.

Quanti volti, figure, paesaggi, situazioni inondano il web e non solo a getto continuo? Ovviamente un volto rappresenta una persona, una situazione un fatto, un paesaggio una condizione. Ma quale idea, quale pensiero si cela dietro quel volto, quella situazione, quel paesaggio? Già l’idea… questa sconosciuta, questo frammento creativo, questo battito di fantasia, questa fiamma vitale. Spesso essa è frutto di un lavoro collettivo, di percorsi precedenti e antecedenti alla nostra storia, al fatto, al paesaggio. Rinvia ad altre situazioni, induce al confronto, spesso allo scontro. Ma l’immagine prevale, perché emerge con forza l’esigenza di affidarsi alla comunicazione ex-ante, come un moderno demiurgo pronto a spiegare tutto lo scibile umano.

Sembra un paradosso, ma in politica, invece, negli ultimi anni, si è assistito ad una vera e propria esondazione di parole, idee confuse, dibattiti prolissi. Spesso si è preferito l’immobilismo all’agire comunicativo dei fatti e si è continuato, con petulanza, a discutere all’infinito in modo estenuante ed inconcludente. In tal modo, i pensieri, i confronti, i progetti che sono alla base della democrazia e del vivere civile, si sono sviliti, impoveriti, trasformandosi in chiacchere da salotto per intellettualoidi nullafacenti.

Il passaggio repentino dalla parola all’immagine, secondo alcuni, in politica ha dato una forte spinta al prevalere dei personalismi (elezione diretta del sindaco, del presidente della regione e, si sente parlare, di presidenzialismo e di premierato forte). E’ indubbio che sarebbe opportuno un maggiore esercizio di quello che una volta si chiamava spirito critico. Avere, cioè, un atteggiamento un po’ più guardingo, attento, senza aspettarsi miracoli, e non abboccare all’orgia di immagini di cui abbonda il mare procelloso del web. Essere persuasi di vivere in una realtà complessa, con interessi contrastanti tra loro, di difficile composizione, rispetto ai quali sono complicate la comprensione e le soluzioni. Dunque, cosa scegliere tra immagine e apparire da un lato ed idee e pensiero dall’altro? Forse, ci si dovrebbe rassegnare a tenerli insieme entrambi, nella consapevolezza che solo una giusta ed equa miscela può dare buoni risultati.