I DELITTI DEL TEVERE: C’E’ UN CLOCHARD SERIALE?

Nel corso degli anni le vittime sono state numerose sino all’ultima, il rumeno Emanuel Stoica. I sospetti ricadono su Massimo Galioto, a suo tempo impelagato anche nell’omicidio di Beau Salomon, lo studente americano ritrovato cadavere sulle sponde del fiume. Galioto veniva prosciolto ma dubbi e perplessità rimangono.

Massimo Galioto detto Max da solo e con il suo Labrador nel suo angolo di Trastevere. L’uomo avrebbe al suo attivo anche resistenza e violenza a pubblico ufficiale e altri reati minori.

ROMA – Un’impronta di scarpa sul volto del cadavere lo avrebbe incastrato. Oltre ad altri importanti indizi che avrebbero aggravato la posizione giudiziaria di Massimo Galioto, 45 anni, il clochard con cane al seguito, accusato della morte di Emanuel Stoica, 38 anni, cittadino rumeno, ritrovato morto il 7 maggio scorso sulla pista ciclabile parallela agli argini del Tevere all’altezza di Ponte Sisto. I risultati parziali dell’autopsia avrebbero evidenziato la presenza di una sagoma di scarpa impressa sul volto della vittima. Quella sagoma sarebbe riconducibile alle calzature che la sera del delitto indossava Galioto il quale, dopo una lite violenta, avrebbe aggredito il barbone rumeno uccidendolo. Un passante, per altro, avrebbe riferito agli agenti del reparto Volanti di Roman di aver sentito profferire da Galioto una frase inequivocabile:”…Stavolta l’ho ucciso…”.

Massimo Galioto

A carico dell’indagato ci sarebbero poi due video girati da altrettanti passanti nei quali si vedrebbero i due uomini litigare e poi la fuga del clochard subito dopo arrestato dai poliziotti. Massimo Galioto si è professato innocente e dal carcere nega qualsiasi responsabilità dicendo agli inquirenti di non aver toccato nemmeno con un dito quel giovane straniero che nemmeno conosceva:

“…Il mio assistito è confuso per quanto accaduto e nega ogni addebito – ha detto il legale di fiducia dell’uomo, l’avvocato Michele Vincelli – mi ha detto di aver visto un capannello di persone intorno all’uomo che giaceva esanime in terra e di essersi avvicinato per capire cosa stesse accadendo. Quando ha visto che nessuno lo stava soccorrendo è andato da lui e ha provato a parlargli per vedere se reagiva. Dice che diverse persone possono confermarlo…”.

I video girati da due passanti che mostrano l’indagato nella zona del delitto in orario compatibile con la morte del clochard rumeno.

Figlio di commercianti romani Galioto è una vecchia conoscenza della polizia romana. Definito uno dei tanti Punkabbestia capitolini, perennemente in compagnia del suo Labrador, l’uomo avrebbe incontrato il clochard rumeno (conosciuto perché girava il mondo in bicicletta con il suo gatto in spalla) sulla banchina del Tevere e lo avrebbe avvicinato.

I due sarebbero venuti alle mani forse perché Galioto avrebbe tentato di rapinarlo ed Emanuel si sarebbe difeso avendo la peggio durante colluttazione. La fisionomia dell’aggressore, i capelli, i vestiti indossati sono quelli del Punkabbestia che nei due video girati dai passanti si vedrebbero senza ombra di dubbio. Davanti al Gip Clementina Forleo l’indagato ha fatto scena muta rilasciando in teleconferenza una dichiarazione spontanea a sua difesa: “…Quando sono arrivato il romeno era già morto…”. Invece non sarebbe cosi e altre 8 persone lo confermerebbero. Dopo l’interrogatorio di garanzia per l’omicidio di Stoica la Scientifica ha rilevato le impronte dei denti del labrador di Galioto per confrontarle con i morsi riscontrati sul corpo della vittima onde verificare che sia proprio quello il cane che si sarebbe avventato sul povero barbone straniero.

I soccorritori del 118 hanno tentato di rianimare il clochard rumeno ma non c’è stato nulla da fare.

L’uomo non ha amici fra i senza tetto del Tevere che lo considerano violento e inaffidabile tanto che su di lui peserebbero i sospetti di altri due omicidi, consumati il primo nel 2012 e il secondo del 2015 nella stessa zona e con le medesime dinamiche in un proscenio che è quello dei senza fissa dimora romani dove ogni occasione è buona per derubarsi a vicenda di quel poco che si possiede.

Galioto fermato dalla polizia e poi tradotto in carcere.

Il 30 giugno del 2016 Beau Solomon, 19 anni, appena arrivato dagli Stati Uniti a Roma per un periodo di studi alla John Cabot University, scompariva come un fantasma. Alcuni studenti lo avevano visto per l’ultima volta a Trastevere e pare fosse ubriaco. Il suo corpo verrà ritrovato il 4 luglio nelle acque del Tevere. Anche in questo caso spuntava fuori il nome di Galioto: la sua fidanzata, Alessia Pennacchioli di 39 anni, anche lei barbona, lo accusava di aver litigato con il ragazzo e di averlo gettato a fiume. Il Pm Nadia Plastina e Gennaro Varone avevano chiesto la pena dell’ergastolo con l’accusa di omicidio per Massimo Galioto, detto Max, ma i giudici di primo grado lo hanno prosciolto per non aver commesso il fatto.

Alessia Pennacchioli

Da qualche giorno, però, sembra che gli investigatori stiano esaminando anche un’altra pista:  quella del delitto di gruppo. Ne sarebbe convinto anche l’avvocato Michele Vincelli, difensore di Galioto:”…Stoica avrebbe rubato dei soldi a una signora disabile aiutata spesso dal mio assistito – avrebbe evidenziato il professionista – e dagli altri clochard del Tevere. Il pestaggio, quindi, sarebbe stata una reazione della comunità dei senza fissa dimora e non il gesto di un singolo. Ci sarebbero altre persone indagate…”. Galioto, ancora in carcere, avrebbe detto a caldo di essere estraneo all’omicidio e non ha mai accennato ad altri clochard che, prima di lui, avrebbero colpito a morte il barbone rumeno. Le indagini continuano a ritmo serrato.

il Gip Clementina Forleo.