EUROPA – OGNUNO FA QUELLO CHE VUOLE. NON C’E’ UNITA’ NEMMENO DAVANTI AL VIRUS

La situazione è seria in tutta Europa. Ogni paese affronta la battaglia contro il virus a seconda delle direttive dei propri scienziati. Non c'è coordinamento funzionale nemmeno davanti alla pandemia.

RomaMascherine, distanziamento sociale, igienizzazione delle mani, protocolli anti-Covid, ingressi contingentati, lockdown di otto mesi: sembra che i sacrifici richiesti agli abitanti del Vecchio Continente – e non solo – siano serviti a poco e comunque non hanno fermato l’impennata di contagi delle ultime settimane. Per altro prevista, smentita, ri-prevista e negata da decine di virologi, gli uni contro gli altri armati.

I dati non sono affatto confortanti se si pensa che nel nostro Paese l’incremento delle infezioni, dopo mesi, torna quasi verso i quattromila in un solo giorno, con tanto di mascherina obbligatoria all’aperto almeno fino al 15 ottobre. Ovviamente prorogata chissà sino a quando.

Nuovi lock-down anche da noi?

Non sono da meno Germania e Francia dove è nuovo record di contagi in 24 ore: su Parigi e dintorni sono stati registrati oltre 18.750 casi, con un tasso di positività al 9,1%. Numeri allarmanti che hanno costretto il presidente Emmanuel Macron a prevedere maggiori restrizioni laddove il virus circola più velocemente, in particolare tra gli adulti e dove si concentrano troppi posti letto negli ospedali.

La Scozia, invece, ha già preso misure più drastiche: pub, bar, caffè e ristoranti nel centro del Paese chiuderanno per due settimane. La stessa decisione è stata presa in Belgio, ma per un mese, ad eccezione dei ristoranti che rimarranno aperti. Dopo Parigi, Bruxelles è la seconda città europea per velocità di diffusione del virus, seguita da Madrid. In Inghilterra i nuovi contagi hanno superato i 14.160 casi, mentre la Spagna ha sfiorato quasi i 10.500 e la Svizzera oltre le 1080 infezioni giornaliere. Sempre nelle ultime 24 ore. In Russia sono stati accertati oltre 11 mila casi:

Hans Kluge

“…La stanchezza da coronavirus è normale e in alcuni casi colpisce il 60% delle persone. Ma proprio ora tenere duro è necessario più che mai. La medicina non basta…” così si è espresso Hans Kluge, il responsabile dell’Europa per lOrganizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tenendo conto dei dati dei sondaggi dei Paesi europei, Kluge sottolinea come i cittadini siano ormai saturi, apatici e demotivati in questa seconda ondata di emergenza sanitaria e chiede ai politici una maggiore comprensione e vicinanza nei confronti del pubblico. In particolare verso studenti e anziani nelle Rsa. Inoltre spiega che per tentare di arginare il fenomeno, l’OMS ha elaborato un quadro per supportare i Paesi nell’affrontare stanchezza e rinvigorire la risposta pubblica.

Verrà istituito un Forum permanente per guidare l’azione e le risposte locali: ad esempio una contea inglese, l’Hertfordshire, controlla attraverso una piattaforma internet le reazioni della comunità rispetto ai protocolli adottati. La Germania si è avvalsa della collaborazione di storici, psicologi, teorici, filosofi per determinare la quantità e la tipologia di divieti che la popolazione è in grado di tollerare. Infine il direttore generale affronta anche il discorso delle festività natalizie che potrebbero avere uno svolgimento diverso da quelle tradizionali e seguire regole elaborate da un team di medici ed esperti sanitari di oltre trenta Paesi.

Ramadan in tempo di Covid

Ad esempio per una commemorazione religiosa musulmana quale il Ramadan, sono stati previsti auguri online e pasti consegnati alle famiglie dopo il digiuno. Insomma “supereremo la crisi se avremo coraggio ed empatia conclude il medico chirurgo belga. Resisteremo a questo stile di vita inevitabilmente cambiato a causa del coronavirus? La qualità e l’intensità dei rapporti umani ne hanno risentito considerevolmente, per non parlare dello stato d’animo con cui si affronta una vita quotidiana ormai scandita da rituali per esorcizzare un possibile contagio.

Depressione da pandemia e restrizioni in netto aumento

Sì, probabilmente Kluge ha ragione: siamo esausti, forse troppo e necessitiamo di un ritorno a quella che, una volta, era la normalità. O sedicente tale. Ma se abbassiamo la guardia in questo momento perché non ne possiamo più di vivere dentro un film di fantascienza, la nostra logorante battaglia di otto mesi sarà stata vana.

 

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