DESIO – SESSO E LANGUIDE CAREZZE NELL’ESERCIZIO DELLE LORO FUNZIONI?

I video delle telecamere di sorveglianza sono chiari e palesi. Anche troppo. Rovistare nei cassetti e sbaciucchiarsi nell'estasi d'amor fa parte dei compiti ispettivi?

Desio – Blitz del Fisco in azienda: gli ispettori rovistano nei cassetti e fanno sesso? Sembra una delle solite trovate sensazionali del noto farmacista Alberico Lemme, purtroppo per noi contribuenti è una vicenda che pare sia realmente accaduta e che deve far riflettere. A descrivere meglio quanto successo nei suoi uffici è lo stesso dietologo, ancora sconcertato per la storiaccia che, suo malgrado, lo ha visto ancora un volta protagonista:

Rovistare nei cassetti equivale ad una perquisizione. Vero o falso?

”… La politica italiota vuole che il fisco colpisca chi lavora e crea posti di lavoro con onestà e sacrificio – racconta il dottor Lemme – ma soprattutto chi produce benessere come il sottoscritto. Cosi è giunto puntuale l’ennesimo controllo-verifica fiscale. Fin qui tutto nella norma, una consuetudine direi. Il bello è arrivato dopo quando sono entrati in casa mia i due funzionari ispettori dell’Agenzia delle Entrate, un uomo e una donna, che hanno iniziato il loro lavoro. In primo luogo, durante l’accertamento, ovvero durante le ore di lavoro pagate dai contribuenti, altro non facevano che baciarsi e scambiarsi effusioni a sfondo sessuale. Altro che controllare i conti. Tra un bacio e una carezza, essendo soli nell’ufficio che avevo lasciato loro a disposizione, rovistavano negli scaffali, aprivano cassetti, faldoni e documenti afferenti anche altre società che nulla avevano a che vedere con l’oggetto dell’ispezione, senza chiedere permesso a nessuno… Non avevano alcuna autorizzazione, avrebbero dovuto chiedermi di esibirli anche perché sono stato in tutto e per tutto collaborativo. Quando io ed i miei collaboratori ci siamo offerti di accompagnarli a vedere i locali oggetto di presunti illeciti fiscali, compresi alcuni contatori di luce e gas, distanti una rampa di scale dall’ufficio, i due ispettori hanno risposto che non era necessario dicendomi – Dottò, non si preoccupi, tanto poi può presentare memorie e osservazioni e far valere le sue ragioni – Da quelle ultime parole scaturiva un avviso di accertamento scandaloso: una relazione superficiale, inesatta, incompleta e vessatoria. Un vero sopruso! Avevano riversato nel calderone delle contestazioni quello che gli capitava a tiro, mirando a casaccio…”.

Qualora anche una delle accuse mosse da Lemme ai due pubblici funzionari fosse confermata da prove certe, magari presentate in giudizio, i soli reati posti in essere dai due pubblici ufficiali (con funzioni di polizia giudiziaria) sarebbero sufficienti per il loro licenziamento immediato e per affrontare un processo durante il quale dovrebbero rispondere di abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato e cosi via. Con l’aggravante del loro ruolo nei confronti del cittadino contribuente ormai esausto dei ricorrenti comportamenti censurabili di certi personaggi della serie lei non sa chi sono io. Ma non è tutto:

Sesso e languide carezze nell’esercizio delle loro funzioni?

”…Il loro obiettivo era quello di contestare il più possibile in termini di moneta sonante – aggiunge Lemme – e sapete perché? Perché sul totale della somma scaturita da quell’accertamento svolto alla carlona ai due amanti gli sarebbe stata riconosciuta una percentuale in denaro, una sorta di premio di produzione! Infatti l’attività di accertamento viene incentivata e premiata sia sotto forma di bonus ai dirigenti dell’Agenzia, sia mediante premi a scaglioni per i singoli funzionari che vengono calcolati in proporzione al volume d’affari contestato. Più si contesta, più alto è il bonus. La loro etica professionale è soddisfatta dalla considerazione – tanto poi il contribuente può fare ricorso e far valere i suoi diritti – I miei legali, gli avvocati Mauro Barberi e Giorgio Moioli dello Studio Barberi Bellini Rondinone Santaroni & partners di Milano, hanno depositato in tribunale un atto di citazione nei loro confronti per comportamento scorretto, illecito e vessatorio, con tanto di prove, ovviamente, sia cartacee che video! Sì, avete capito bene, ho denunciato i funzionari ispettori. In soldoni ho denunciato il Fisco…”.

Nuovi controlli fiscali a luci rosse? Scherziamo, però…

Lemme, a seguito degli accertamenti, ha dovuto aprire un contenzioso con lo Stato che si è presto trasformato in calvario giudiziario. Sotto tutti i punti di vista:”…Con il primo ricorso presso la Commissione tributaria Provinciale di Milano ho visto riconoscere una parte delle mie ragioni, la metà – continua il farmacista – ora devo andare in secondo grado, presso la commissione tributaria Regionale Lombardia per vincere un’altra parte. Poi dovrò ricorrere in Cassazione per vincere definitivamente. Come potete immaginare per riuscire a dimostrare che non sei un evasore ma che sono i funzionari dell’Agenzia delle Entrate che mirano a far cassa, bisogna investire un sacco di soldi. Difendersi, ovviamente, non è a costo zero per il cittadino contribuente. Bisogna mettere sul tavolo un pacco di soldi. Se vuoi presentare ricorso devi sborsare da subito un terzo della cifra accertata. Un altro terzo lo devi pagare se fai ricorso in appello presso la commissione tributaria Regionale. Infine ancora un terzo serve per ricorrere in Cassazione. Puoi chiedere di rateizzare, ma possono rifiutare. La mia richiesta di rateizzazione è stata respinta mettendo così a rischio l’esistenza della mia azienda e il lavoro di 20 dipendenti. Per non parlare delle parcelle degli avvocati e commercialisti difensori. Tutto questo, semplicemente, per fare valere i tuoi diritti davanti a una presunta evasione gonfiata e montata ad arte affinchè funzionari preposti percepiscano una percentuale sulla somma accertata all’interno di un subdolo sistema di gratificazioni professionali. Ogni anno il ministero dell’Economia e delle Finanze stila un Piano delle Performances. Lo stesso dicastero comunica che nell’anno 2019 la somma accertata in tutta Italia è superiore a 100 miliardi di euro. Non tutti sanno che si tratta di una presunta somma evasa, non certo quella reale che, dopo le sentenze dei ricorsi, si aggira invece sul 30%. Non è di 100 miliardi, dunque, ma è di 30 miliardi la cifra di fatto evasa nel 2019, una quota in linea con quella degli altri Paesi europei, se non più bassa. Questo significa che non siamo un popolo di evasori come vogliono farci credere. La verità è che siamo un popolo di tartassati e vessati da un Fisco iniquo forte con i deboli e debole con i forti. Con prove, documenti, video e testimonianze dimostrerò davanti alla giustizia tributaria e civile quanto ho dovuto subire…”.

Al momento il percorso giudiziario di Alberico Lemme è appena incominciato e pare che il consulente alimentare più famoso d’Italia intenda andare oltre. Forse una denuncia penale contro i due amanti del sesso nell’esercizio delle loro funzioni?