CORONAVIRUS: UNDICESIMA PIAGA DI DIO

Gli anatemi divini si scagliano contro la Cina. Radio Maria docet

Metropolitane vuote, uffici chiusi e ordinanze restrittive: non c’è dubbio, il Coronavirus sta mettendo a dura prova la tempra della popolazione italiana.

Le notizie che si susseguono, spesso in contraddizione tra loro, hanno creato un clima di terrore e psicosi, che a tratti sembra persino esacerbare la crisi sanitaria stessa. Oltre alla legittima paura percepita dalla cittadinanza per un nemico di cui si conosce poco, a rendere ancora più complicata la situazione si sono aggiunte le solite speculazioni dei politici che, nemmeno di fronte alla morte e alla sofferenza comune, hanno avuto la decenza di mettere da parte le divergenze e fare fronte comune. Ciò che dovrebbe unire, ancora una volta, divide. Ormai dobbiamo farci i conti. Nel mondo digitale anche la morte diventa un evento spettacolare da cui trarre profitto. Non meno fuori luogo risultano essere le speculazioni mediatiche adoperate da certe alte cariche ecclesiastiche, le quali per avvicinare le “pecorelle smarrite” sono pronte a tutto. Come certi politici. 

Padre Livio di Fanzaga, direttore di Radio Maria, durante il suo editoriale del 24 febbraio non ha perso tempo e utilizzando quella sorta di angoscia corale diffusa dal virus avrebbe perseguito alla grande gli interessi della Chiesa di Roma. Il prete, dai microfoni della nota radio mariana, ha domandato ai suoi ascoltatori:

…La preghiera, le nostre preghiere possono fermare il Coronavirus? Cioè possono incidere su una calamità che ci sta affliggendo?…”  

Già nel programma trasmesso il 13 febbraio scorso e intitolato Il Coronavirus un ammonimento del Cielo?, le litanie del curato si sono intervallate a palesi accuse contro il governo cinese, troppo ateo e socialista dunque senza Dio a priori.

“…Quest’evento (il Coronavirus ndr) che è accaduto in Cina – aggiunge il direttore in tonaca – è avvenuto in un contesto economico, sociale e politico particolare. La Cina è il bastione del comunismo, del materialismo, ovvero della negazione di Dio e del trascendente. In Cina non c’è un governo che si ispira ai principi del confucianesimo ma al marxismo, e dunque laico. In più c’è la volontà della classe dirigente cinese di conquistare economicamente il mondo. Questo a mio parere è un contesto che rispecchia il sentimento dell’anticristo, tenendo conto soprattutto della persecuzione spietata che subisce la Chiesa in Cina…”

Padre Livio, dopo aver individuato nell’origine del male una forte continuità con la forma di governo cinese, si è scagliato senza mezzi termini sul rapporto ormai logoro tra natura e uomo, asserendo e ammonendo che proprio questo è alla base del male in terra. Infatti, secondo il prelato:

“Dopo il Peccato originale non solo l’uomo si è distaccato da Dio, ma la natura si è ribellata all’uomo, tanto che terremoti e tsunami ne sono l’esempio. Noi sappiamo che la natura ha ucciso più della morte naturale stessa. Questo vuol dire che anch’essa attende la redenzione dell’uomo, infatti, ora come ora è aggressiva nei confronti dell’umanità e Dio lo permette, perché altrimenti adoreremmo la lei e non Lui. È un momento storico in cui pensiamo di poter controllare tutto, anche le malattie, e questo ci sta riportando all’idolatria; stiamo eliminando Cristo e la salvezza per mettere la natura e l’uomo al centro della devozione. La natura si è ribellata all’uomo ed è diventata per esso sofferenza e morte. I virus sono una delle armi più forti in suo possesso e li utilizza per punire l’uomo peccatore, anche per tale ragione non possiamo chiamare la natura “madre”. […] Con il Coronavirus abbiamo aperto gli occhi. Esso è arrivato nel momento giusto. Pensiamo al messaggio della Madonna dato ad Ivan il 17 settembre , drammatico. In quell’occasione la Vergine disse che stava arrivando il periodo di Satana, in cui l’umanità avrebbe messo da parte Dio per mettere sé stessa al posto di Dio. […] Questa pandemia avviene in un momento in cui l’impostura dell’anticristo è al sommo grado e avviene in uno Paese in cui l’impostazione laica è al massimo, con un potere ateo e materialista che vuole il dominio del mondo. […] Quindi, questa pandemia avviene in un contesto particolarmente anticlericale come quello cinese, ma in generale del mondo intero. È un ammonimento del cielo, attraverso questa pandemia la Madonna ci dà un messaggio chiarissimo…”

Insomma, secondo don Livio di Fanzaga il fatto che il primo focolaio del virus abbia avuto luogo in Cina non è un caso. Magari lo fosse. Al contrario è un segno. Ovvero manifesta volontà di Cristo nel punire un governo diversamente religioso e persuaso di poter conquistare il mondo. Per sillogismo, dunque, dovremmo ritenerci fortunati di non esser stati colpiti da una qualche piaga nel biennio rosso o durante gli anni di Togliatti e di Secchia. Dovremmo, allo stesso modo, domandarci come mai la furia di Dio non si sia abbattuta contro gli USA che, in campo di stragi umanitarie e di foga egemone sono i primi della classe; o contro l’Inghilterra, che tramite l’impero coloniale ha soggiogato e inflitto sofferenze a milioni di perone. Per non parlare di altre nazioni che hanno fatto e strafatto gli interessi propri a fonte di immani sofferenze procurate ai nemici e oppressi di turno. Probabilmente la presenza dell’Ebola o della Tubercolosi in Africa non è legata al monopolio delle case farmaceutiche rispetto ai medicinali piuttosto alla mancata pratica religiosa della popolazione. Forse anche i recenti decessi avvenuti per febbre suina in Sicilia sono da ascriversi al famigerato sentimento anticlericale dell’isola.

Insomma, sentendo queste parole non può che tornare alla mente il sacrificio di Giordano Bruno e il negazionismo cattolico o il silenzio del Vaticano davanti agli orrori dell’Olocausto. Sono proprio queste assurdità che gettano discredito sul lavoro e il sacrificio di migliaia di sacerdoti e missionari nel mondo che, ogni giorno, combattono al fianco delle popolazioni contro le angherie della mafia nel Sud Italia o condividendo la stessa fame – nonché i virus – delle popolazioni africane nelle aree più misere del mondo. Soffiare sul fuoco della paura non aumenterà il numero dei fedeli domenicali né assolverà i peccati storici dell’organizzazione ecclesiastica. Al contrario allontanerà ancor di più la collettività da questa sorta di rituali ormai desueti. Se la Chiesa intende riconquistare l’animo delle persone deve ripartire da quelle figure del calibro di don Pino Puglisi senza associare il materialismo alla furia di Dio.

Dai microfoni di Radio Maria il curato conclude con un’analisi semantica del nome del virus, asserendo che: “…Il fatto che si chiami Coronavirus, potrebbe non essere un caso, ma un riferimento alla crocifissione. È una maniera in cui la Madonna ci invita a pregare…”. Ora pro nobis, avanti c’è posto. Senza spingere…