CONTRO I BULLI NON PIEGATE LA TESTA.

L’esempio di un ragazzo down diventato un rapper molto apprezzato. Il silenzio e la paura favoriscono il dilagare di un fenomeno che si può e si deve arrestare. Ogni violenza e sopruso vanno denunciati.

Marco Baruffaldi.

CASTELFRANCO EMILIA – Il fenomeno del bullismo dilaga a macchia d’olio e non c’è possibilità concreta di arrestarlo nonostante le iniziative di scuole, associazioni e pubbliche istituzioni. Non passa giorno infatti che non si registrino episodi di violenza che i cosiddetti branchi di giovani consumino in danno di coetanei più deboli e indifesi. Gli episodi di violenza hanno avuto una recrudescenza proprio in questi giorni e con rinnovato vigore in danno di adolescenti che sono finiti in ospedale con ferite gravissime causate da bande di teppisti minorenni che assaltano e isolano giovani studenti a scopo di rapina e per il solo gusto di vederli soffrire a suon di randellate, calci e pugni.

A Scampia una madre ha postato in rete la foto del figlio Emanuele ferito gravemente al volto da una banda di delinquenti sotto i 18 anni mentre vicino Reggio Emilia una studentessa minorenne è stata aggredita, picchiata a sangue e rapinata da un terzetto di ragazzine capeggiate da una ventenne. Insomma la situazione volge al peggio ma c’è chi ha coraggio da vendere e memore delle proprie esperienze terribili si spende per il prossimo con iniziative davvero brillanti e di notevole spessore culturale.

In sala d’incisione con il suo pezzo “Siamo diversi tra noi” che ha riscosso ottimi consensi di pubblico e critica.

Parliamo di Marco Baruffaldi, 24 anni, detto Baruffa, il ragazzo down che due anni fa aveva pubblicato su You-tube la sua canzone “Siamo diversi tra noi”, una sorta di rap-manifesto che è diventato subito virale con migliaia di visualizzazioni e che continua a girare per il web assieme alle altre sue belle composizioni:

”…Vorrei raggiungere più persone possibili così che possano imparare a reagire e a difendersi contro il bullismo – dice Marco nella sua bellissima canzone e raccontando la sua tragica esperienza – fin da piccolo a scuola sono stato maltrattato brutalmente. Un ragazzino mi picchiava continuamente, mi minacciava. E ho subito di peggio da un insegnante di sostegno: mi prendeva a sberle, mi pestava i piedi, mi insultava. Mi seguiva con l’auto per minacciarmi, perché non voleva che lo dicessi ai miei genitori. E io non ho mai detto niente… Poi ho avuto la forza di reagire… E anche gli altri ragazzi vittime di queste violenze debbono imparare a reagire e a difendersi. Spero così di poter salvare qualcun altro: un bambino o un ragazzo vittima di bullismo e violenza. Mi rivolgo a loro: non arrendetevi mai, ditelo con i vostri genitori e professori, non fate il loro gioco. Ancora oggi sono pentito di non avere parlato con i miei quando è successo a me: era quello che avrei voluto e dovuto fare, ma la paura mi aveva bloccato…”.

Marco tra gli studenti a scuola e dietro gli scranni di enti pubblici per parlare di bullismo in pubblico ricevendo premi e plausi.

Il giovane, sostenuto dal padre Arnaldo Baruffaldi, 57 anni, già vigile del Fuoco e noto artista emiliano, ha realizzato decine di iniziative culturali nelle scuole elementari, medie e superiori riscuotendo grande successo e consensi specie da parte dei giovani tra i quali è diventato un autentico punto di riferimento es un esempio da imitare in caso di bisogno: ”… Bulli grandi e piccoli: è ora di finirla, adesso basta – aggiunge Marco – questa è diventata la mia missione, sento che devo fare qualcosa ed i risultati tra ragazzi, genitori e insegnanti mi stanno dando ragione. Sto pensando ad altre iniziative canore e culturali per tenere accesi i riflettori su un problema grave che riguarda tutta la società civile…”.

Marco con il papà Arnaldo ed il famoso rapper J-AX al secolo Alessandro Aleotti.

La prima ad occuparsi del bullismo in Italia è stata la grande psicologa e scrittrice Ada Fonzi, nel 1996, con diverse autorevoli pubblicazioni anche se il fenomeno ha origini antiche.  Il disagio delle vittime diventa profondo ed oltre al chirurgo c’è bisogno di supporto psicologico che possa tentare di restituire al giovane violentato quella giusta percezione di sé che l’aiuti a ribellarsi ai suoi aggressori, spesso coetanei, che ricorrono alla forza per rubare e affermare cosi la propria supremazia: ”… Chiunque sia vittima di bullismo non deve subire – conclude con forza Marco Baruffaldi – deve parlare a casa, con i propri insegnanti e denunciare alle forze dell’ordine qualsiasi violenza. Il silenzio è complice di chi ci fa del male e finisce con l’aggravare le nostre ferite rovinandoci la vita…”.

Marco e genitore su Striscia la Notizia con Ficarra e Picone per pubblicizzare il suo CD.