CONFINDUSTRIA BATTE CASSA

Lo Stato deve anteporre la salute pubblica al profitto e favorire i lavoratori dei comparti produttivi essenziali con maggiori incentivi e aumento della sicurezza da contagio. Ancora nebuloso il prossimo futuro.

Confindustria ci riprova. Nel comunicato stampa del 20 marzo scorso intitolato Affrontiamo l’emergenza per la tutela del lavoro – Proposte per una reazione immediata…” La confederazione generale dell’industria italiana ha stilato alcuni punti sulle prospettive economiche del Paese. Il messaggio è chiaramente rivolto al governo, reo di non aver disciplinato in modo chiaro quelle che dovranno essere le prossime mosse per la salvaguardia dei comparti produttivi nazionali. Sostanzialmente viene richiesto all’esecutivo di assumersi la totale responsabilità dell’esoso compito di salvaguardare la retribuzione dei lavoratori e sgravare da ogni responsabilità aziende e opifici.

Ciò che emerge dai punti presentati da Confindustria è la richiesta – non troppo velata – di un maggiore utilizzo dei soldi pubblici, tramite l’assunzione di emissione di debito europeo. Anche per quanto concerne il piano straordinario di cassa integrazione, verrebbe invocata  “la concessione, a richiesta ma senza obblighi documentali, del pagamento diretto da parte dell’INPS delle integrazioni salariali anche per le imprese che hanno riduzioni o sospensioni di orario con intervento della cassa integrazione COVID 19”.

In ultimo, ma non certo per importanza, Confindustria reclama la sospensione immediata per tutte le imprese dei versamenti fiscali e un’ulteriore dilazione del periodo di rateizzazione. Per tutte le imprese ed a prescindere dal fatturato. La richiesta dell’allargamento dell’esenzione però potrebbe essere estremamente deleteria per le sorti economiche dell’Italia. Infatti quest’ultimo punto è stato pensato per la salvaguardia delle grandi realtà industriali, che certamente non accuseranno la crisi come i piccoli e medi esercenti. Il non poter contare su un tesoretto che consentirebbe allo Stato di soddisfare le esigenze delle attività più in difficoltà, altro non farebbe che acuire la regressione economica e porterebbe alla chiusura di molti esercizi commerciali. Se da una parte l’Europa ha già voltato le spalle all’Italia, ora anche Confindustria mostra il suo volto più venale, chiedendo il completo utilizzo di soldi pubblici per uscire dalla crisi. Lo Stato dovrebbe assumersi la responsabilità di rimandare al mittente tali richieste e di imporre la tutela dei più rispetto a quella dei pochi milionari del Bel Paese. Siamo stati costretti a guardare in silenzio le continue riduzioni d’organico, le selvagge delocalizzazione e la degenere prospettiva dei soldi anteposti alla salute.

È arrivato il momento di dire basta. Lo Stato deve mostrare i muscoli in questo momento di difficoltà, sottrarsi con forza alle dinamiche-profitto che – sarebbe da ingenui non constatarlo – hanno avuto anche la colpa di diffondere il contagio nei posti di lavoro. Il messaggio che deve passare è che la salute della popolazione viene prima del fatturato. Non usciremo mai dalla crisi sanitaria se le metropolitane rimarranno affollate da operai che vanno in fabbrica e se le strade saranno ingorgate dai riders che consegnano cibo. Ci siamo indignati guardando chi va correre ma non per i lavoratori delle grandi realtà industriali e delle multinazionali che continuano a lavorare senza adeguate norme di sicurezza.

È venuto il momento di stringere. Lo Stato deve assumersi le proprie responsabilità. Del resto il comunicato di Confindustria parla chiaro. Abbiate la compiacenza di leggervelo:

“1. un piano anticiclico straordinario finanziato con risorse europee che preveda l’emissione di emissione di debito europeo

2. Interventi urgenti per il sostegno finanziario delle imprese piccole, medie e grandi attraverso che prevedano:

• la sospensione immediata per tutte le imprese, a prescindere dalle soglie di fatturato, dei i versamenti fiscali e contributivi di prossima scadenza e un allungamento del periodo di rateizzazione; • la concessione, a richiesta ma senza obblighi documentali, del pagamento diretto da parte dell’INPS delle integrazioni salariali anche per le imprese che hanno riduzioni o sospensioni di orario con intervento della cassa integrazione COVID 19;

• il rafforzamento del Fondo di Garanzia per offrire supporto incondizionato a PMI e Mid Cap;

• misure straordinarie per la liquidità delle imprese, anche medie e grandi, che consentano di guadagnare tempo grazie alla garanzia dello Stato e attivando risorse europee attraverso il ruolo di CDP, BEI e FEI; un forte sostegno per le imprese strategiche, che accanto a linee di credito per liquidità, preveda, in caso di difficoltà, la possibilità di un ingresso temporaneo dello Stato nel capitale;

3. modifiche al contesto regolatorio europeo e nazionale Per sostenere le imprese con tempestività e incisività nella fase di emergenza è in particolare indispensabile:

• intervenire sulla regolamentazione finanziaria per alleggerire i requisiti prudenziali favorire i nuovi finanziamenti bancari ed eventuali misure di tolleranza sui prestiti in essere alle imprese danneggiate dal Covid-19;

• potenziare ulteriormente il nuovo Temporary Framework sugli aiuti di Stato approvato dalla Commissione Europea per dare ulteriore forza agli interventi di garanzia;

• definire strumenti europei e nazionali per semplificare il riconoscimento di COVID 19 quale causa di forza maggiore ai fini dell’esecuzione dei contratti;

• introdurre misure di carattere organizzativo per semplificare la gestione dell’emergenza e il rilancio degli investimenti pubblici;

4. la creazione di un Comitato Nazionale per la tutela del lavoro, che rappresenti un luogo permanente di confronto politico ed economica e che intervenga con immediatezza individuando le azioni, le soluzioni e le risorse di volta in volta necessarie affrontare l’emergenza nella sua evoluzione…”.

 

Oltre il danno, anche la beffa.