CONCORRENZA SLEALE

La mattanza delle zucche

Bè, gentili lettori, temo che questa rubrica durerà poco.
Querele?
Minacce?
No, solo tanta, troppa concorrenza sleale.
Come si fa a prendere in giro, deridere, umiliare, stigmatizzare le storture della politica o i vizi della società quando un giornalista iscritto all’ordine, con un suo programma in prima serata, incarnando un certo tipo di comunicazione politica della finta polemica, colpisce delle zucche di Halloween stringendo una italica (italica? Che dico, littoria! Anche se da baseball) mazza strillando con una vocetta da fresatrice “GUARDATE QUANTO SONO FUORI DAL CORO! LA ZUPPAAAH DI CECI!!!”?
Fa tutto da solo.

E come alle decorazioni di pipistrelli e fantasmi si avvicendano le luminarie natalizie, vedo già arrivare parimenti argomentate sceneggiate sul presepe, come tutti gli anni. Il regalo brutto che la zia rintronata, madre, italiana e cristiana ti fa tutti gli anni. Tutti. I. *ottutissimi. Anni. Certo che tutti gli altri devono essere veramente fastidiosi narcisisti o imbelli sagome cartonate per far vincere queste cose in Umbria. Ops.
No davvero, passa la voglia di scrivere battute su tutto ciò, la realtà supera l’arte. Sembra di essere in un immenso sketch di Guzzanti che va avanti da 15 anni.

Ma sto facendo il dito che indica la zucca, scusate.
I fenomeni da baraccone, le sceneggiate, fanno comodo a tutti. Sono una risata facile, uno sfogo, una botta di evasione non fiscale per non pensare ai rinnovati accordi con gli schiavisti libici, al disprezzo mostrato in Parlamento a una sopravvissuta all’Olocausto, alla corruzione internazionale alle mazzette esotiche date a normalmente autarchici politici rampanti, alla crisi economica e all’oscena distribuzione della ricchezza sempre meno equa, all’irresponsabilità riguardo all’ambiente, all’opportunismo in politica internazionale, ce n’è per tutti i gusti.
Le zucche sono solo un diversivo, e forse anche sta rubrica. E fa pure meno ridere delle zucche, mi dispiace.
LA ZUPPAAAAH DI CECIIII!!!