CIRCOLI RICREATIVI: CI VUOLE UNA STRETTA FISCALE

Associazioni e sodalizi evadono il fisco e mietono vittime fra gli esercenti onesti che pagano le tasse. Onlus senza scopo di lucro, spesso, nascondono vere e proprie attività commerciali che operano nel lavoro nero senza il pagamento di tasse né imposte.

Ogni anno vengono scoperte in Italia migliaia di attività lucrative travestite da associazioni benefiche che agiscono in nome del puro profitto, avvalendosi dei buchi nelle maglie dei controlli. In Italia inoltre esiste un numero impressionante di volontari pronti a donare ore della propria vita per aiutare gli altri, in nome di una lodabile solidarietà ma che forse dovrebbero porsi qualche domanda in più.
Il boom della nascita delle onlus inizia nel 1997. L’acronimo ONLUS non lascia dubbi sulle finalità di queste associazioni, perché sta per organizzazione non lucrativa di utilità sociale. A una serie di persone in buona fede, dedite all’aiuto del prossimo, si affiancano fin da subito imprenditori e persone senza scrupoli che individuano l’opportunità e sfruttano le organizzazioni no profit per evadere il fisco e ripulire denaro.
Le onlus sono enti privati normati dal decreto legislativo n. 460 art. 10, del 4 dicembre 1997, cioè associazioni che possono essere con o senza personalità giuridica e godere di agevolazioni fiscali. Nel terzo settore, sotto l’ombrello della beneficenza, si ammassa un volume d’affari con cifre astronomiche. Un’economia sommersa che rappresenta da sola oltre il 4% del PIL del nostro Paese. Facile intuire come questo mercato sconfinato sia ricco e appetibile e faccia gola a imprenditori senza scrupoli, ma anche alla criminalità organizzata, per le potenzialità di guadagno che esso implica.

Le regole di definizione di una onlus, seppure ben delineate, dal momento che consentono agevolazioni fiscali, contributi pubblici e donazioni private, attirano i profittatori che, piegando la normativa ai loro scopi, possono scorrazzare indisturbati in questo bengodi. La onlus per poter essere dichiarata tale deve rispettare questi requisiti: redigere l’atto costitutivo che può essere pubblico o in forma di scrittura privata; deve avere finalità di solidarietà sociale; le attività svolte possono e devono rientrare esclusivamente nelle seguenti categorie:

• sport dilettantistico
• beneficenza
• assistenza sociale
• assistenza socio-sanitaria
• tutela dei diritti civili
• istruzione
• tutela e valorizzazione dell’ambiente
• formazione
• promozione della cultura e dell’arte
• ricerca scientifica di particolare interesse

Ogni onlus deve redigere un bilancio annuale e può utilizzare gli avanzi di gestione per attività istituzionali. Per mantenerle fedeli al loro scopo, il legislatore ha decretato che non possono distribuire avanzi di gestione e utili, neppure indirettamente, tranne che nei casi previsti dalla legge. Quando la onlus si scioglie, deve devolvere il patrimonio ad altre onlus o per scopi sociali. Insomma, i paletti di recinzione sono ben conficcati nel terreno delle limitazioni. Ma, come si dice, fatta la legge trovato l’inganno: la onlus può svolgere attività nei confronti di soggetti non svantaggiati al fine di auto-finanziarsi anche se quest’attività non può essere la principale, e i proventi derivanti da questo aspetto non devono superare il 66% delle spese complessive.
Poiché la onlus non è un’attività commerciale, è esclusa dalla tassazione dei proventi ricavati, ed è questo che attira come le api al miele faccendieri senza scrupoli. Per le donazioni fatte da privati ed enti commerciali verso associazioni no-profit è possibile detrarre dall’Irpef il 30% delle erogazioni elargite per un importo massimo di 30.000 euro ogni anno. Inoltre le donazioni sono deducibili dal reddito complessivo del soggetto erogante, per un limite del 10% sul reddito dichiarato.


Ma ci sono anche altre appetibili esenzioni. Sono esentate dall’Iva per prestazioni ospedaliere e prestazioni socio-sanitarie in generale, non pagano la tassa di concessione governativa, non è prevista la tassa per successione o donazione e neppure l’imposta di bollo. E ancora: esenzione dall’emissione dello scontrino fiscale, esenzione imposta incremento valore degli immobili, esenzione imposte di registro, esenzione tributi locali, esenzione imposta su spettacoli e intrattenimenti, agevolazioni per organizzazione di lotterie e banchi di beneficenza. Le onlus inoltre si possono iscrivere alle liste per il 5 per mille e sono soggette a tassazione Ires solo relativamente alle seguenti categorie di reddito: redditi fondiari (terreni e fabbricati); redditi di capitale; redditi diversi.
La lobby dell’associazionismo in Italia è potente grazie alla politica che insegue realtà che portano voti. In deficienza di controlli accurati si è creato un sistema a cui si sta cercando ancora di mettere uno stop totale, che è un circolo vizioso dove ogni componente copre l’altro, dando affiliazione a chiunque la richieda. In pratica vengono accolti per esempio nelle onlus a vocazione sportiva, tutti quei locali notturni, pub, discoteche, sale concerti che nulla hanno a che fare con sport e affini, e nemmeno con cultura e arte, ma si sono semplicemente affaccendati a smerciare alcool e cibo a prezzi spesso più alti dei locali commerciali.
Le tessere vendute a quei finti club privati no profit, sono degli introiti importanti per la onlus e un rafforzamento della sua stessa esistenza. Così come riesce ad aumentare l’importanza della onlus l’accettazione immediata di qualsiasi persona si presenti alla porta, compilando il modulo di adesione coi dati personali e pagando la tessera.


Il primo giro di vite in questa foresta selvaggia, sui cui alberi si moltiplica in maniera impressionante il denaro, avviene nel 2003 quando la legge fornisce al fisco gli strumenti per combattere le finte associazioni umanitarie ed eliminare quelle fraudolente. Anche il Coni per mantenere il suo buon nome ha effettuato un censimento di oltre 60 mila associazioni, attenendosi a severi criteri di controllo.
Nel 2009 l’Agenzia delle Entrate avvia il loro censimento, aggiustando il mirino per capire se le attività commerciali siano prevalenti o marginali, come esige la legge. L’esito dell’operazione mostra livelli altissimi di evasione fiscale. Un’enorme truffa ai danni dello Stato italiano, quantificabile grossolanamente in miliardi di euro, soprattutto per il 5 per mille, le agevolazioni Ires e gli sconti Irpef e Iva. Ma le onlus truffaldine lasciano sul campo come vittime anche tutti gli ingenui volontari che dedicano il loro tempo e denaro per aiutare il prossimo, oltre alle migliaia di persone bisognose a cui viene, di fatto, negata l’assistenza per profitto personale.
Dopo decenni in cui il terzo settore è cresciuto in maniera selvaggia, la situazione sta lentamente migliorando grazie a controlli più accurati e severi. Nel 2017 le onlus erano in totale 22.033 di cui 11.961 di assistenza sociale e socio-sanitaria e 435 di assistenza sanitaria.
Contiamo su di loro in questa emergenza.