CINOMACHIA CLANDESTINA, CANI CHE SI SBRANANO PER SOLDI

Su ring improvvisati i due antagonisti a quattro zampe lottano sino alla morte per compiacere il padrone che li ha addestrati per uccidere. Un giro di milioni di euro dietro le scommesse illegali

Parte il combattimento.

ROMA – Sono duelli all’ultimo sangue tra cani a scopo di scommesse. Bastano due animali addestrati, un ring e un paio di luci alogene per iniziare il combattimento. I padroni aizzano le bestie l’una contro l’altra e poi le lasciano andare. I migliori amici dell’uomo diventano diavoli e si strappano le carni con una voracità straordinaria e volano via pezzi di orecchie, brandelli di labbra, interi pezzi di epidermide quando non i genitali interi.

Il cane che rimane a terra in un lago di sangue ha perduto mentre il padrone del campione di turno, ridotto ad una maschera sanguinolenta, incassa la vincita e sorride al suo animale spesso drogato e incapace di comprendere l’orrore che lo circonda. In meno di dieci minuti è finito il match e il cane che ha perduto l’incontro viene bruciato, spesso ancora agonizzante. La sua carcassa verrà seppellita assieme alle altre, in una discarica fuori mano, lontano da occhi indiscreti. La chiamano “cinomachia clandestina” ovvero corpo a corpo tra cani a scopo di scommesse illegali.

La Polizia di Stato salva un cane da combattimento durante un blitz.

Una piaga che dopo alcuni anni di sosta ha ripreso a dilagare in tutta Italia. Negli anni 90 a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, i combattimenti fra cani erano gestiti da una delle più potenti cosche della zona, i D’Alessandro, ed erano ormai consuetudine giornaliera.

Gli incontri si svolgevano nei pressi dei cantieri navali, nei garage delle case popolari e, addirittura, in alcuni circoli sportivi della zona. Bastavano brevi contrattazioni tra gli sfidanti e soldi alla mano. Tanti soldi, stimati in quegli anni in circa 1.000 miliardi di lire sul territorio nazionale. La camorra pensava a tutto, spettatori compresi. Ed eccoli i beniamini degli scommettitori. Rari esemplari di Pitt Bull, Rottweiler e Bull Mastiff con gli occhi iniettati di sangue e ferite sparse su tutto il corpo. Tanti Rambo a quattro zampe pronti a morire pur di fare felice il proprio aguzzino. Un aguzzino sempre più ricco quanto più il suo cane saliva sul podio per poi soccombere alla legge del più forte nei successivi incontri. Il puzzo della carne bruciata con la benzina stava a significare la fine di un campione e l’inizio di altri scempi in danno di poveri animali. Oggi si combatte con cani a Trapani, Catania e Palermo. In tutto il napoletano sino ai dintorni di Roma poi più su sino a Milano e hinterland, Torino e zone limitrofe sino alla Liguria e i soldi sono sempre tanti. Anzi di più.

: Ancora agonizzante il cane perdente, spesso, viene cosparso di benzina e dato alle fiamme mentre gli astanti si divertono a vedere la povera bestia latrare di dolore sino alla morte.

Perché con la crisi la posta aumenta e si sacrificano più animali spesso rubandoli nelle ville e negli allevamenti sparsi in Italia e nel resto d’Europa. Per fare un campione autentico occorrono decine di sacrifici di poveri randagi e per formare un nuovo Rambo a quattro zampe ci vuole un allenamento “scientifico”: il condizionamento di Pavlov: “… Si lega ad un palo un povero randagio e Rambo si abitua a sbranarlo – racconta S.C. di 45 anni, ex allenatore di cani da scommessa –  non può gettarsi a terra, non può difendersi né fuggire. Il cagnone, pompato con coca e anfetamine, sbava e ringhia mentre il suo padrone tira il guinzaglio sino a segnarli il collo. Poi viene lanciato contro il bersaglio che nel giro di qualche istante cade per terra in una pozza di sangue.

Scommesse all’ultimo sangue.

Il “gladiatore” farà razzia di decine di randagi prima di finire in una buca al buio. Un faro alogeno si accende e nella buca viene gettato un altro meticcio che, azzannato per alcuni minuti in ogni parte del corpo, troverà la morte lanciando guaiti assordanti. Dopo alcune settimane di questo trattamento condizionato il campione sarà sempre più succube del suo allenatore ma appena si vedrà davanti un suo simile scatterà come una molla per morderlo alla gola e in altre parti vitali… Dieci minuti e volano migliaia di euro a botta. E gli scommettitori esterni si moltiplicano…”. Fuori dai capannoni e dalle cave dismesse dove si svolgono i match sanguinari vigilano i picciotti della mafia pronti ad avvisare i biscazzieri in caso di visite sgradite.

S.C. di 45 anni, un tempo allenatore di cani da combattimento ora uscito dal “giro” dopo diverse condanne mentre cura due Rottweiler tra le razze più richieste per i combattimenti dopo i Pitt Bull e altri molossoidi.
S.C. di 45 anni, un tempo allenatore di cani da combattimento ora uscito dal “giro” dopo diverse condanne mentre cura due Rottweiler tra le razze più richieste per i combattimenti dopo i Pitt Bull e altri molossoidi.

 

  • In Italia l’articolo 544 quinques del codice penale cosi come modificato dalla legge 189/2002 recita testualmente: chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro.

    La pena è aumentata da un terzo alla metà:

    1) se le predette attività sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate;

    2) se le predette attività sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni;

    3) se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni.

    Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti.        

    Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.