CATANIA – MAFIA E POLITICA A BRACCETTO. INDIFFERIBILI LE RIFORME E RIACQUISTARE LA FIDUCIA DEL CITTADINO.

Siamo ancora lontani dal cantare vittoria contro cosa nostra e altre mafie se continueranno gli scandali nei quali rimangono coinvolti sempre di più personaggi delle istituzioni e politici corrotti. Le riforme sono urgenti e vanno fatte al più presto.

Catania – La presentazione di un libro è sempre un’occasione da non perdere. La cultura arricchisce comunque e, come in questo e in altri casi, combatte la mafia in maniera diretta. Parliamo del libro del magistrato etneo Sebastiano Ardita dal titolo “Cosa Nostra Spa” presentato giorni fa nel capoluogo etneo alla presenza del presidente della Commissione antimafia nazionale Nicola Morra, del consigliere del Csm Nino Di Matteo e del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri i cui interessanti contributi sono stati moderati dal giornalista Salvo La Rosa.

I quattro magistrati relatori.

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In tempi bui come quelli che stiamo attraversando e dopo le scaramucce fra la Commissione antimafia regionale presieduta da Claudio Fava con lo stesso Morra ed altri personaggi delle istituzioni e del mondo culturale che si occupano di contrastare le devianze organizzate, gli interventi dei quattro magistrati, al di là della presentazione del libro, ci possono aiutare a capire come siamo messi sul fronte della lotta alla criminalità e su quella delle riforme degli organi giudiziari e della giustizia stessa ormai indifferibili:

Nicola Gratteri

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“…C’è tanta spazzatura in giro, c’è molto falso – ha detto Nicola Gratteri– c’è chi si alza la mattina per costruire prove false, per indebolire persone credono e sperano in un futuro diverso per questa nazione“. Il procuratore capo di Catanzaro ha focalizzato l’attenzione sulla “mafia che non spara, non danneggia, non terrorizza, cioè la mafia che corrompe. Oggi c’è più la cultura dell’apparire, ma quando ero giovane la cultura dell’essere era un valore. Oggi ha valore avere un Suv, vestire bene, andare in settimana bianca. Oggi c’è una classe dirigente che non intende rinunciare alle vacanze o alla macchina di lusso ed è disposta a farsi corrompere. Spesso la gestione della cosa pubblica non è fatta funzionare non tanto per la farraginosità del sistema, ma molte volte sono i funzionari che non la fanno funzionare. Perché la pratica si sblocca subito dopo una mazzetta. Si vende la dignità pur di avere la macchina costosa… La riforma del Csm è la mamma di tutte le riforme… Sono d’accordo con il sorteggio. Senza nomine la magistratura diventerà più trasparente. La gente non denuncia perché non si fida, perché non sa con chi parlare…“.

Nicola Morra

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Poi è stata la volta del senatore Nicola Morra che bacchetta alcune forze politiche facilmente individuabili dai loro programmi:

“…L’azione di contrasto alle mafie non è il primo punto dell’agenda di tante forze politiche – ha aggiunto Morra – lo dimostrano tante scelte che hanno impedito l’azione di alcuni magistrati e forze di polizia giudiziaria…Cosa nostra, in maniera meno virulente e sanguinaria, ha capito che la partita si vince rapportandosi al potere. Che quando non è democraticamente fondato e saldato su valori condivisi, si fa tentare e sedurre… Centri commerciali costruiti come funghi perché, con qualche variazione del piano regolatore generale, si concede questa possibilità con l’avallo della classe dirigente. E dunque della politica. Le mafie hanno compreso che relazionandosi al potere della classe dirigente potevano ottenere più forza. Attraverso l’esempio di Nitto Santapaola, relazionandosi alla Catania bene ,hanno fatto il salto di qualità. Dobbiamo prendere coscienza che troppe volte chi rappresenta lo Stato va contro lo Stato… Riflettere è anche un’azione antimafia…”.

Nino Di Matteo

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Di seguito ha preso la parola Di Matteo che non condivide i termini in cui oggi viene descritto il fenomeno mafioso:

“…Catania è una città affascinante e viva – ha evidenziato il magistrato – ma forse con una tendenza pericolosa, mai sopita, a tornare ai tempi in cui i mafiosi andavano a braccetto con i poteri. Quando si scrive che lo Stato ha vinto e Cosa nostra è stata sconfitta, quando si dice con assoluta certezza che la parentesi stragista è stata solo una parentesi limitata che non si ripeterà più, penso che queste persone si accostano con superficialità al problema. Perché in Cosa nostra si sono alternati momenti di apparente pace con lo Stato, seguiti da momenti di attacco. Come si può dire abbandonata la strategia di attacco alle istituzioni quando nel 2013, un collaboratore di giustizia come Vito Galatolo, ha raccontato, con tanto di riscontri, dell’acquisto di tritolo per colpire un magistrato a Palermo. Lo dico per porre il problema della non scontata fine del periodo di violento attacco alle istituzioni… A giudizi sommari e silenzi dobbiamo contrapporre la memoria, il dibattito, il coraggio di esporsi in prima persona. Cosa nostra è l’unica organizzazione al mondo che è riuscita a concepire stragi, centinaia di omicidi eccellenti tra magistrati, uomini delle forze dell’ordine, politici, sindacalisti e giornalisti. Perché è quella organizzazione che più di ogni altra ha avuto come faro l’intendimento e la capacità di intessere rapporti con la politica e le istituzioni. Non ci si può concentrare solo sui fenomeni militari mafiosi. È falsa e rassicurante, ipocrita e ingiusta, la tendenza a considerare mafia solo ciò che parte dalla disperazione e dalla miseria degli ultimi…Matteo Messina Denaro è stato uno dei protagonisti della campagna stragista. Questo lo pone in condizioni, in quanto uno dei pochi depositari di segreti inconfessabili, di brandire un’arma micidiale di ricatto nei confronti di chi ha ancora molto da nascondere su quella fase. Situazioni di questo genere non possono non essere anche, in parte, il frutto di coperture istituzionali e politiche…Dobbiamo indignarci e reagire contro quei fenomeni che hanno provocato la degenerazione: il correntismo, la diffusione dei metodi clientelari; il collateralismo di molti magistrati con la politica; la corsa sfrenata per ottenere incarichi direttivi; la gerarchizzazione degli uffici procura...La bellezza di fare il magistrato sta nel fare le inchieste, nel cercare la verità, non nel fare carriera. Mi batterò con tutte le mie forze perché chi, non solo nella magistratura, occupa indegnamente le istituzioni, non sporchi la memoria di chi è morto per il nostro Paese e per le istituzioni che quelle persone servivano nell’interesse dei cittadini e del popolo italiano…“.

Sebastiano Ardita

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A chiosare l’excursus dei suoi colleghi, comunque di pensiero differente ma uniti da un unico intento, è stata Sebastiano Ardita che ben conosce la realtà del capoluogo etneo in tutte le sue sfaccettature criminali e politiche. Le stesse che ancora oggi spadroneggiano in danno dei cittadini perbene:

“…Catania non è più una città commerciale – ha concluso Ardita – è avvenuta con violenza una diversa distribuzione della ricchezza e del lavoro… La parabola di una mafia soltanto che spara è diventata una brutta storia, che ha consentito fenomeni di mutamento all’interno anche della stessa Cosa nostra. Siccome sono stati fatti un sacco di soldi, qualcuno ha pensato di poter tagliare il cordone ombelicale con la parte più militare della organizzazione, e di trasformare Cosa nostra in una Cosa nostra S.p.A, una realtà votata al reinvestimento, ai rapporti che contano. La mafia è questo: i rapporti tra la criminalità d’élite e il potereCi siamo arrabbiati, non perché non ci piacciono certe scelte amministrative che avvengono nell’amministrazione penitenziaria, ma perché c’è un pericolo concreto di riorganizzazione militare di Cosa nostra…Non si può considerare la mafia un fenomeno sordido, squallido relegato a certi nomi e a certe famiglie e confinato in certi quartieri perché quella che conosciamo, quella di Catania è una mafia che si è alimentata nei rapporti con il potere e nell’incapacità delle istituzioni di prendere coscienza di questo rapporto...“.

Gli uomini della Dia prima di un’irruzione.

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Le preoccupazioni non sono cambiate, sono sempre le stesse. Il connubio mafia-politica è ancora attuale, profondo e più vegeto che mai. E sono aumentati i prezzi proporzionalmente al costo della vita. Le mazzette sono in netta ascesa e la corruzione dilaga nella pubblica amministrazione spalleggiando certa politica già venduta di suo. Poi rimangono da fare le riforme: quella della giustizia e del suo organo più importante: il Csm. In ultimo ma non per ultimo la ritrovata fiducia del cittadino nei confronti di magistratura e istituzioni dello Stato: questo è un capitolo a parte che ha bisogno di meno scandali e di un repulisti generale ancora al di là da venire. Rimangono da fare battaglie dure, lunghe e faticose contro il sistema “criminalità-organizzata-politica-istituzioni-corrotte” ma pare che all’orizzonte non se ne parli nemmeno sin quando, come ha fatto capire Morra, ci saranno quelle forze politiche che non hanno la mafia nelle loro priorità. E non potrebbero. Ubi maior…

ANTIMAFIA – BEPPE ANTOCI: LAVORO E CULTURA DELLA LEGALITA’ MA I BOSS RITORNINO IN GALERA.