CARONIA – IL GIALLO DELL’INCIDENTE E LA FUGA DALL’AUTOSTRADA DI MAMMA E FIGLIO

Decisivi i minuti trascorsi fra l'impatto in galleria e la fuga di Viviana e Gioele verso le campagne di Caronia. Che cosa sia avvenuto esattamente in galleria sarà determinante ai fini dell'indagine.

Caronia – Subire un incidente, per una persona normale, è sempre un trauma. E l’entità dell’emozione varia a seconda della gravità del sinistro. Quello accaduto nella galleria Pizzo Turda, al km 117 della A-20 Messina-Palermo lo scorso 3 agosto, fra l’auto di Viviana Parisi e il furgone della manutenzione stradale è da considerare, come avevamo riferito su queste colonne, un incidente “importante”.

Inizio galleria con segnale stradale che indica assenza di illuminazione

Importante e, forse, sottovalutato durante le prime fasi dell’indagine che avevano visto investigatori e protezione civile dedicarsi alla ricerca affannosa di Viviana e del figlio Gioele nella speranza di ritrovarli vivi. Quando sono stati scoperti i cadaveri di mamma e figlio, e solo dopo la nomina dei periti da parte della Procura di Patti e dei consulenti delle parti civili, l’importanza di un’analisi più approfondita del sinistro stradale è diventata prioritaria. Se un incidente sconvolge chi lo provoca e chi lo subisce, immaginiamo che cosa possa aver scatenato su Viviana Parisi, e sul figlioletto, in quei tragici momenti postumi all’impatto.

Spesso le gallerie si presentano cosi, con diverse lampade spente

A questo punto, e lo ripetiamo, diventa essenziale stabilire chi ha provocato l’incidente. Se è stata Viviana oppure chi era alla guida del Fiat Iveco della manutenzione stradale. Certo è che la galleria Pizzo Turda, quel giorno, era scarsamente illuminata o, addirittura, con le luci gialle spente per un probabile guasto.

Il problema è annoso e riguarda anche altre gallerie di quel “maledetto” tratto autostradale. Chi entra nei trafori della Messina-Palermo fa un vero e proprio salto nel buio se non ha l’accortezza di rallentare e accendere gli abbaglianti.

L’Opel Corsa di Viviana con la fiancata destra danneggiata

Di certo c’è che Viviana Parisi, pare con il bambino non assicurato all’obbligatorio seggiolino posteriore, sarebbe entrata in galleria ad una velocità di circa 90 km orari mentre sembra che il furgone fosse in movimento al momento dell’impatto ma a velocità ridotta. Del resto le immagini parlano chiaro: il furgone è danneggiato sul lato sinistro, l’auto sulla fiancata destra. O Viviava ha sorpassato il furgone e, sbandando, l’avrebbe colpito. Oppure il furgone, passando sulla corsia di sorpasso, avrebbe urtato l’auto di Viviana.

Ad ogni buon conto il personale tecnico a bordo del camion avrebbe dovuto attivare gli opportuni segnalatori ottici di presenza, soprattutto in caso di rallentamento all’interno della galleria. Una volta chiarita la dinamica e le responsabilità delle due parti coinvolte nell’incidente si passerà alla verifica degli eventi successivi al sinistro.

Il furgone danneggiato sul lato sinistro

Come si sono comportate le persone presenti sui due veicoli? Nonostante la gravità dell’incidente nessuno degli occupanti dei due mezzi sarebbe morto per l’impatto subito. Dunque tutte le persone presenti sarebbero state in sensi e nelle condizioni di poter aiutare chi stava peggio.

La via di fuga percorsa da Viviana per allontanarsi dall’autostrada

In quali condizioni fisiche e psichiche si sarebbe trovata Viviana una volta scesa dalla sua auto? Gioele era ferito? I due sono stati soccorsi dagli occupanti del furgone? Qualcuno si è preoccupato di chiamare il 118 o il 112? Come mai mamma e figlio non sarebbero stati trattenuti in loco per maggiore sicurezza oppure per scambiarsi i dati anagrafici e assicurativi? Fatto sta che Viviana e Gioele si sarebbero allontanati dalla loro auto per poi dileguarsi nelle campagne di Caronia per come è noto.

Viviana e Gioele

Ecco perché diventa essenziale, ai fini dell’indagine, stabilire esattamente che cosa sia accaduto in quella galleria e appena fuori di essa. Il marito di Viviana, però, non ci sta e lancia accuse precise:”…A me hanno sequestrato l’auto subito la scomparsa di mia moglie – dice Daniele Mondello – mentre il furgone è stato sequestrato quindici giorni più tardi e dopo le riparazioni in carrozzeria. Perché tutto questo? Basta errori. E poi quella galleria senza luce, una vergogna…”.

La fine della vicenda sotto il traliccio

Dalle immagini dei due mezzi è facile notare la gravità dei danni riportati soprattutto dall’Opel Corsa di Viviana che, certamente, non avrebbe potuto proseguire il viaggio verso la sua destinazione che, come sappiamo, non era Milazzo, per come aveva detto al marito, men che meno Tusa per vedere la Piramide di cui tanto aveva parlato in famiglia. L’incidente sarebbe stato quindi la causa scatenante della tragedia.