BOLOGNA – ‘NDRANGHETA MESSA ALLE CORDE SULL’ASSE CALABRIA-LAZIO-TOSCANA-EMILIA.

Alcuni sodali calabresi legati alle ’ndrine comunicavano tra loro attraverso cellulari criptati, cryptophone Aquarius HQ, acquistati all’estero del valore di 2.500-3.000 euro, forniti da uno steward di una compagnia aerea albanese. Gli inquirenti sono stati più furbi.

Bologna – Continua senza soste l’opera di contrasto alla ‘ndrangheta sull’asse Calabria-Lazio-Toscana-Emilia. I militari dei Comandi di Bologna, Firenze, Messina, Viterbo e del Gruppo di Locri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa da Sandro Pecorella, Gip del tribunale di Bologna, su richiesta di Roberto Ceroni,  sostituto procuratore della DDA, nei riguardi di nove persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Tra queste figurano il gestore di un bar in via Petroni e il titolare di un nolo di auto a Bologna, oltre ad un insegnante e un collaboratore scolastico della provincia di Firenze.

Gli inquirenti collocano al vertice dell’organizzazione Nunzio Pangallo, cognato della primula rossa Rocco “Tamunga” Morabito, latitante di una certa caratura criminale e con una precisa storia di attività collegata al clan Morabito-Bruzzaniti-Palmara e alla ‘ndrina di San Giovanni in Fiore, oltre al traffico internazionale di stupefacenti.

Quali saranno i prossimi sviluppi dell’indagine? Certamente altre connivenze e complicità.

L’inchiesta, denominata “operazione Aquarius”, risale al 2016, quando la polizia spagnola, su indicazione del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bologna, sequestrò 505 kg di cocaina bordo di una barca a vela partita dal Brasile che, dopo uno scalo a Capo Verde, giungeva a Barcellona, destinata a rifornire le piazze dello spaccio bolognese e dell’Appennino toscano. Durante le perquisizioni effettuate, fu ritrovato un cellulare Black Berry criptato. Apparecchio sofisticato che faceva supporre il coinvolgimento di criminali di un certo livello. Così, nel 2017, iniziò un’indagine volta a ricostruire la rete dei personaggi coinvolti in questi alti traffici di stupefacenti, in particolare di cocaina.

Dai risultati è emersa nella città felsinea la presenza di alcuni soggetti calabresi legati alle ’ndrine che comunicavano tra loro attraverso cellulari criptati, cryptophone Aquarius HQ, acquistati all’estero del valore di 2.500-3.000 euro, forniti da uno steward di una compagnia aerea albanese. E’ stato solo grazie  all’introduzione di un software trojan nel cellulare del capo dell’organizzazione che si è potuto risalire alle conversazioni e ai messaggi intercorsi tra i membri del gruppo.

I carabinieri in azione durante l’operazione

Nonostante il grado di sicurezza degli apparecchi criptati, i criminali, per essere ancora più prudenti, abbandonavano i telefoni a debita distanza dai luoghi degli appuntamenti. Per aggirare l’ostacolo, il nucleo investigativo è ricorso a microspie ambientali posizionate in alcune panchine per ascoltare le conversazioni. I militari hanno potuto così organizzare pedinamenti, in particolare sui treni diretti in Emilia, Toscana e Lazio e sequestrare in tutto 3 kg di cocaina. La sostanza, una volta analizzata, è risultata pura al 95% e avrebbe potuto trasformarsi in almeno 65.000 dosi per ogni kilogrammo sequestrato.

La cocaina: protagonista del mercato

Nelle 260 pagine di ordinanza, il Gip Pecorella evidenzia che il gruppo sia formato da elementi di spicco e particolarmente esperte ”…Persone estremamente scafate ed abili… E’ evidente che questi sequestri sono solo la punta dell’iceberg e che esista un’organizzazione che va avanti da tempo e commercia in droga in modo massiccio”. Tuttavia nell’ordinanza non viene riconosciuta l’aggravante mafiosa.