BOLOGNA – IMMIGRAZIONE CLANDESTINA E DOCUMENTI FALSI. MANETTE PER TRE CITTADINI GHANESI.

La banda dei passaporti è stata beccata con le mani nel miele. Il sistema, assai rodato, aveva permesso ottimi affari in danno di migranti in stato di bisogno. Il cervello della banda era un funzionario governativo.

I.S. residente ad Acerra (Na) e N.W.K. fermato a Modena.

Bologna – La squadra Mobile della Questura di Bologna ha eseguito, in collaborazione con la Polizia di Frontiera della città felsinea, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale locale su richiesta dei sostituti procuratori della Dda Roberto Ceroni e Marco Imperato nei confronti di tre cittadini ghanesi per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso documentale.

A capo dell’organizzazione, che forniva documenti falsi per l’espatrio ai propri connazionali, un funzionario dell’ufficio immigrazione di Accra di cui non sono state ancora rese note le generalità. Nei confronti dell’uomo, attraverso canali istituzionali esteri, è stato disposto un avviso di garanzia. I due collaboratori sono, invece, stati arrestati in Italia: I.S. residente ad Acerra (Na) e N.W.K. fermato a Modena.

Il funzionario si adoperava per fornire i documenti a coloro che chiedevano di partire dal Ghana per ricongiungersi con i propri familiari nei paesi del nord Europa, soprattutto Germania e Regno Unito, facendo scalo prima in Marocco e poi in diversi aeroporti italiani tra cui il Marconi di Bologna, Torino Caselle, Milano Malpensa, il Galilei di Pisa e il Marco Polo di Venezia.

Con questi documenti, i cui prezzi oscillavano tra i due mila e i sette mila euro, i migranti avrebbero potuto muoversi liberamente all’interno dell’area Schengen, solo dopo aver frequentato, a pagamento, lezioni di italiano tenute dal funzionario stesso. I.S. interveniva qualora fossero insorte difficoltà fornendo in un primo momento un nuovo passaporto falso e organizzando viaggi in pullman verso la Germania, con partenza da Napoli. In alternativa i familiari dei migranti potevano recarsi in macchina fino alla città partenopea e da lì ritornare a casa tutti insieme. Infine N.W.K. aveva il compito di aggiornare costantemente le famiglie.

Le indagini, che hanno individuato complessivamente otto casi di immigrazione clandestina, sono iniziate il 30 luglio del 2019 quando una donna ghanese, partita da Casablanca e diretta ad Amburgo con scalo all’aeroporto di Bologna, era stata fermata ed era accompagnata da due bambine che sosteneva fossero sue figlie. Dai controlli è emerso che le bambine erano in possesso di documenti contraffatti e che non avevano legami di parentela né tra di loro, né con la donna. Nei mesi successivi si sono verificati episodi simili in altri aeroporti italiani.

L’arresto della donna ha permesso di risalire alla rete di immigrazione clandestina che era collaudata anche nel caso in cui le persone che intraprendevano questi percorsi dedicati venissero controllate dal personale di frontiera, servendosi di un sistema di recupero passaporti falsamente denunciati come smarriti ma che, in realtà, erano a disposizione dei membri stessi del gruppo.