BOLOGNA – IL TRIONFO DEL GREEN NEW DEAL E’ UNA REALTA’ CHE DIVENTA MODELLO DI SVILUPPO.

E’ questo un modo concreto e fattibile da cui si può ricavare reddito e benessere sia individuale che per la comunità. Un progetto che è divenuto realtà sostenibile nel contesto di un ambiente migliore.

Bologna – L’essere umano quando decide di intervenire nei processi socioeconomici e ambientali, spesso riesce a fare solo danni. Succede, però, che quando ci si mette con volontà, di buzzo buono, come si dice nella vulgata popolare, qualcosa di proficuo riesce ad ottenere. E’ quello che è capitato nella pianura bolognese, dove primeggiano aree verdi ricreate, progetti di conservazione di habitat e specie sia animali che vegetali. Si è avviata, così, una micro-economia locale che produce reddito nel rispetto dell’ambiente e degli esseri viventi ivi residenti. Si va da aziende che si sono reinventate a quelle che hanno un indotto significativo nell’espletare lavori, fornire materiali, attrezzature e servizi. Gli aspetti descritti sono il frutto di un’analisi a cura di Sustenia srl, una società con sede a Valsamoggia, un comune che fa parte della città metropolitana di Bologna, a partecipazione pubblica (“società in house”) con le finalità di “svolgere un ruolo sovracomunale nella gestione dei servizi orientati alla sostenibilità del territorio, alla tutela della salute pubblica ed alla conservazione della natura” .

La bassa bolognese.

Questo processo virtuoso è riuscito a sminuire qualche stereotipo esistente sull’idea di territorio, considerato ingessato da lacci e lacciuoli burocratici quando si cercava di mettere in pratica la sua tutela. Oggi tutto questo è un’opportunità da cogliere al volo per le asfittiche economie locali nazionali. Sarà stato il frutto del caso o di un miracolo, ma è il risultato finale di un’efficace sinergia tra le forze produttive, del lavoro e le realtà economiche del territorio nel segno della “cooperazione” che è sempre stato il tratto distintivo del modello di sviluppo emiliano-romagnolo. Nonostante le pressioni produttive, residenziali, infrastrutturali e antropiche che hanno sovente considerato il territorio come un “elemento residuale”, forse piacevole per il turismo, come qualcosa d’esterno agli interessi concreti della gente, alla loro economia ed alla società in generale.

E’ assodato perché lo stiamo pagando a caro prezzo sulla nostra pelle, che il consumo intensivo delle risorse naturali ha prodotto e produce un elevato costo sociale. Con molta fatica, lentamente, la contabilità ambientale sta entrando nelle analisi e nei bilanci economici aziendali. Ormai, concetti come “green jobs” e “green economy” sono diventati un refrain che non stupisce più nessuno. Anzi, tutti, sia a livello politico che mediatico, si riempiono la bocca con locuzioni come “green new deal” come possibile soluzione alla stagnazione economica in atto, esacerbatasi con la pandemia che siamo stati costretti a subire.

Green Job, ormai è boom

In concreto (evviva) nella pianura bolognese sono numerose le aree verdi per la conservazione della biodiversità. Per attuarne la fattibilità sono necessari mansioni lavorative, servizi e forniture richiesti dallo stesso territorio, avviando così un piccolo indotto economico. E’ nata, così, la GIAPP che non è un’…app  che mette in collegamento con la Gialappa’s, il noto trio umoristico della radio e tv, bensì l’acronimo di Gestione Integrata delle Aree Protette. Una convenzione, cioè, che permette di coordinare e valorizzare una serie di siti ambientali che i comuni avrebbero gestito separatamente. Dalle aree ricreate ed i finanziamenti stanziati negli ultimi anni per i progetti di conservazione di habitat e specie sia animali che vegetali, è sorta una micro-economia locale dedicata. Per realizzare questo processo c’è bisogno di lavorazioni meccaniche del terreno, di escavazioni di invasi, di profilazione di sponde e rive, creazione di dossi e isole. Alcune aziende si sono talmente specializzate che riescono ad offrire servizi di rara efficacia per la salvaguardia del territorio.

La Bassa del Po in Emilia-Romagna.

I settori e l’attrezzatura più in voga, comprendono, in sintesi: “tubature; pozzetti; saracinesche; pompe di movimentazione dell’acqua e ricreazione dei livelli idrici utili per alcune specie animali; ferramenta; articoli per l’irrigazione e l’impermeabilizzazione; preparazione del terreno per l’impianto, per le piante, i tutori, gli shelter, i concimi, la pacciamatura. Una volta ricreati gli habitat è importante la manutenzione per favorire la biodiversità e renderla fruibile ai visitatori. Servono, quindi, interventi mirati: “stagni per gli anfibi; scarpate per nidificazioni ed isolotti per la riproduzione; installazione di eventuali nidi artificiali; bat box; cassette per insetti.” Per non favorire gli assembramenti (questo già prima dell’esplosione della pandemia), all’interno delle aree viene incentivato un afflusso mitigato, con la costruzione di capanni per l’osservazione, schermature, staccionate, bacheche informative ed aree di sosta.

E’ questo un modo concreto e fattibile da cui si può ricavare reddito e benessere sia individuale che per la comunità. Pensate un po’: senza sventrare territori, senza nuove edificazioni. Ma solo con la manutenzione e la salvaguardia rispettosa di ciò che Madre Natura ha deciso di donare a noi che calpestiamo il suolo italico, con abbondanza ed estrema bellezza, senza averne merito alcuno. E per poter cantare, imitando il refrain pubblicitario di alcuni decenni orsono di un noto amaro: “…il gusto pieno della vita!

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