BERGAMO – NON ERA COVID MA LEPTOSPIROSI. UNA MALATTIA ENDEMICA ANCORA PRESENTE E PERICOLOSA

Alcuni sintomi sono identici a quelli del Covid ma la patologia non è affatto da sottovalutare. Tant'è che il monitoraggio sulla Leptospirosi è costante da parte delle autorità sanitarie. locali.

Bergamo – In un primo momento, considerata la crescita della curva epidemiologica, si era creduto che un ragazzo di 17 anni di Albano Sant’Alessandro, comune in provincia di Bergamo, fosse affetto da un’infezione virale. Il giovane, dal 17 agosto, lamentava forte febbre e disturbi a carico dell’apparato intestinale. A seguito di un peggioramento delle sue condizioni, veniva ricoverato nel reparto di Pediatria dell’ospedale Bolognini di Seriate e, nella notte stessa, trasferito nel reparto di terapia intensiva del Policlinico di Milano dove veniva sedato ed intubato. Attraverso le analisi, però, era emerso che si trattava di un caso di leptospirosi. Fortunatamente il ragazzo sta migliorando.

Attenzione a topi o animali da compagnia che stazionano in terreni umidi

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Ma esattamente di che cosa si tratta? Conosciuta anche come febbre da campo, febbre dei sette giorni, febbre autunnale, febbre dei porcai o febbre pretibiale, la Leptospirosi è una malattia infettiva acuta causata dai batteri spirochete del genere Leptospira. Esistono dieci diversi tipi di Leptospira che causano malattie negli esseri umani e possono essere trasmessi da animali selvatici e domestici. Dunque occhio a Fido e Pippi. Diagnosticata mediante l’analisi delle colture e test sierologici, i sintomi sono bifasici e comprendono mal di testa, dolori muscolari, febbre. Dunque molto simili ad alcuni Covid riconducibili. La seconda fase riguarda l’interessamento epatico, renale e meningeo. Se l’infezione è accompagnata anche da ittero, si parla di leptospirosi itterica o sindrome di Weil.

Una parassitosi molto pericolosa.

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La trasmissione all’essere umano avviene per contatto diretto con l’urina o i tessuti infetti, oppure, indirettamente per contatto con acqua o terreni contaminati. Le vie d’ingresso più comuni sono la cute abrasa e le mucose esposte. Meno frequente, come modalità d’ingresso, risulta essere l’inalazione via aerosol dei nuclei delle goccioline. Nei paesi in via di sviluppo, la malattia si verifica soprattutto nei contadini e nelle persone che vivono in scarse condizioni igienico – sanitarie mentre, in quelli più sviluppati, si riscontra più frequentemente in coloro che svolgono attività all’aria aperta in zone caldo-umide.

Lavori agricoli in zone dai climi caldo umidi sono a rischio

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Tra i casi più recenti di leptospirosi in Italia, ricordiamo quello di un volontario di 30 anni che aveva contratto la malattia durante la pulizia dei fiumi del territorio di San Donà di Piave e ricoverato in stato comatoso all’ospedale dell’Angelo e quello di un cinquantenne che aveva sviluppato la forma itterica, ricoverato presso gli ospedali Riuniti di Ancona. Entrambi sono riusciti a combattere l’infezione anche se, in rari casi, può rivelarsi fatale. Fino ad un passato recente questa patologia era endemica nel nord Italia anche per l’uomo. Si manifestava spesso a causa di attività che esponevano al rischio di contrarre i batteri patogeni, come ad esempio il lavoro nelle risaie.

Tramite test è possibile individuare il contagio da Leptospirosi

Oggi l’infezione è relativamente sporadica nell’uomo e diagnosticata principalmente negli animali da reddito e da compagnia. Nonostante la riduzione dei casi umani abbia progressivamente abbassato il livello di attenzione sulla malattia e sulle metodologie diagnostiche e di prevenzione della stessa, la leptospirosi rimane un problema sanitario rilevante soprattutto a causa del ruolo sentinella svolto da cani e gatti.

 

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