BEIRUT – I GUERRIGLIERI DI TEL AVIV DIETRO L’ESPLOSIONE MORTALE? INCIDENTE LA VERSIONE UFFICIALE.

Le autorità libanesi parlano sempre più insistentemente di attentato e da Washington non arrivano smentite. I rapporti fra Libano e Israele, del resto, erano già tesissimi. La versione tecnica rimane quella di una saldatrice che averebbe fatto esplodere un magazzino di fuochi di artificio attiguo alla cisterne di stoccaggio del nitrato d'ammonio.

Libano, la situazione è di piana emergenza
Libano, la situazione è di piana emergenza

Beirut – Continua a crescere il numero dei morti e dei feriti a Beirut. Attualmente i decessi sono circa 100, ma la cifra potrebbe continuare a salire vertiginosamente. Gli ospedali sono al collasso, i posti in terapia intensiva sono saturi e le strutture risultano incapaci di assorbire i circa 4000 feriti. Non solo, tra le conseguenze più preoccupanti c’è anche il fattore inquinamento. Infatti, una delle due esplosioni di ieri ha colpito in maniera irreversibile un deposito dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa nelle stive di una nave. La detonazione è stata talmente potente da essere avvertita persino nell’isola di Cipro, distante circa 200 km.

Cosa rimane del porto libanese?
Cosa rimane del porto libanese?

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Molti quartieri risultano parzialmente distrutti e inagibili mentre gli sfollati aumentano di ora in ora. La situazione appare disastrosa tanto che le stesse autorità, tra cui il ministro della Salute Hamad Hasan, hanno invitato la popolazione ad abbandonare la capitale. Soltanto il tempo ci rivelerà l’entità dei danni ambientali, oltreché materiali, che ha subito l’intera area urbana.

L’esplosione è stata vista a decine di chilometri di distanza. La nube tossica. 

Nel frattempo una lunga sequela di dichiarazioni di solidarietà ha attraversato il mondo. Dall’America, dove Trump ha dichiarato che gli Usa aiuteranno il Libano, fino all’Italia dove Luigi Di Maio ha affermato manifestato la vicinanza del Bel Paese al popolo libanese:

“…L’Italia è vicina agli amici libanesi in questo momento tragico – ha detto Di Maio – i nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime, a cui esprimiamo il nostro profondo cordoglio, e alle persone ferite, a cui auguriamo una pronta guarigione…”.

Intanto, le autorità locali hanno aperto un fascicolo per appurare se le 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio fossero conservate in osservanza ai protocolli di sicurezza o meno.

Con il passare del tempo, però, emergono diverse piste investigative fra cui quella di un possibile attentato. Lo stesso presidente americano in seguito a una discussione con i generali libici avrebbe parlato della possibilità che a innescare l’esplosione sia stata una “…Bomba di qualche tipo…”

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio, capo della Farnesina.

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Una evenienza che non sembra essere troppo remota considerati i rapporti tesi delle ultime settimane tra Libano e Israele. Sebbene dallo Stato israeliano siano arrivate puntuali le smentite, alcuni dubbi sul coinvolgimento dell’entità nazionale creata per volontà inglese e americana rimangono.

Ad alimentare i sospetti sono state alcune dichiarazioni del primo ministro libanese Hasan Diab, il quale in un discorso televisivo ha sostenuto la tesi dell’aggressione volontaria: “…I responsabili di questa esplosione a Beirut devono pagare per quello che hanno fatto…”. A chi si rivolgeva Hasan Diab?

Le truppe di Hezbollah

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Inoltre, nelle ultime ore, alcune fonti ufficiali di Hezbollah attribuirebbero la paternità dell’esplosione ad un sabotaggio israeliano. Secondo alcune ricostruzioni dell’intelligence occidentali, l’epicentro dell’esplosione potrebbe essere stato un deposito di armi della stessa organizzazione di Hezbollah.

Al momento tutto è possibile. Il 2 agosto 1980 le prime ricostruzioni ipotizzarono che alla stazione di Bologna ad esplodere era stata una caldaia.