BARI – A GIUDIZIO IL “SUPERUOMO” DEI CORSI IN MINIGONNA E TACCO 12

L'ex magistrato dovrà rispondere di gravi reati il prossimo 3 dicembre davanti al tribunale di Bari. Francesco Bellomo si dichiara innocente e reitera bontà ed efficienza del suo metodo d'insegnamento.

Francesco Bellomo

Bari – C’era una volta Francesco Bellomo, ex magistrato, ex membro del Consiglio di Stato, accusato di una lunga serie di stranezze, abusi e molestie in danno di studentesse che frequentavano i suoi corsi di formazione per magistrati. Una storiaccia che ha suscitato un vasto clamore mediatico e su cui le Procure di Piacenza, Bari e Milano hanno avviato tutta una serie di indagini.

Le serate gaudenti dell’ex togato

Bellomo, come evidenziava nel suo curriculum, si riteneva una sorta di ”Superuomo” dal Quoziente intellettivo pari a 188, contro la media umana di 100, e su questo concetto ruotava la metodica delle sue lezioni. In effetti più che corsi di formazione per giudici quelli gestiti dall’ex consigliere di Stato erano simili ai percorsi settari di Scientology tanto che Mario Fresa, sostituto procuratore della Cassazione, ne aveva citato il paragone durante l’udienza davanti alla Sezione disciplinare del Csm. Il piatto forte della vicenda rimane, in ogni caso, il contratto ”riservato” che ”i prescelti” avrebbero dovuto firmare oltre al superamento di determinate prove.

Le condizioni contrattuali prevedevano: la scrittura di articoli per la rivista ”Diritto e Scienza”, la partecipazione a studi e convegni e un dress code dettagliato con minigonne da 1/2 a 2/3 della lunghezza tra giro vita e ginocchio, trucco con valorizzazione di zigomi e sopracciglia e tacco otto-dodici non a spillo. Per i borsisti maschi jeans strappati e maglie aderenti nel profilo casual, ma non si disdegnavano completi classici. Firme da prediligere Armani, Dolce & Gabbana e Versace. E poi, l’aspetto ancora più assurdo, il controllo sulla vita sentimentale.

Le regole erano chiare anche negli affari di cuore:”…La scelta del partner, applicando i dettami della selezione naturale, deve cadere sul soggetto che presenta le caratteristiche più vantaggiose. La preferenza deve essere dunque accordata al soggetto più dotato geneticamente…”. Sempre secondo il codice di comportamento ideato da Bellomo, le stagiste avrebbero dovuto assegnare un punteggio algoritmico al loro fidanzato e confrontarlo con quello assegnato dal Guru.

Se i due punteggi erano discordanti, ovviamente prevaleva quello elaborato dal consigliere. E così i futuri magistrati, prostrati psicologicamente ma nel contempo timorosi di vedersi preclusa la carriera, si trasformavano in un congrega di “adepti fedelissimi” alle dipendenze del loro ”agente superiore”. L’uomo che per primo ha denunciato l’ex magistrato nel dicembre 2016 è stato il padre di una studentessa di Piacenza:

”…Mia figlia era stata insieme con Bellomo – affermava il genitore – com’era successo poi anche ad altre, lui raccontava particolari intimi delle sue relazioni sulla rivista a disposizione degli studenti. Peggio della gogna del web, perché poi i tuoi compagni sanno se hai dormito con questo o con quell’altro, se sei stata brava, se il tuo fidanzato è un deficiente. Mia figlia era obbligata al silenzio. Sapeva che se lui avesse fatto causa l’avrebbe vinta. La clausola era da 100 mila euro…”.

Mentre la Procura di Milano ha archiviato l’inchiesta per l’ex giudice accusato di violenza privata su quattro studentesse, poiché il Gip Guido Salvini aveva parlato di ”reciprocità” delle relazioni tra Bellomo e le corsiste, quella di Piacenza, durante l’ultima udienza con rito abbreviato, ha chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi con l’accusa di stalking e lesioni in danno di una giovane stagista.

Il Pm Emilio Pisante e il procuratore Grazia Pradella hanno inoltre chiesto la condanna a un anno e quattro mesi per Davide Nalin, ex Pm a Rovigo, coimputato nel procedimento e poi trasferito al Tribunale di Bologna come giudice. Nalin, in più occasioni, ha rigettato al mittente tutte le accuse dichiarandosi estraneo ai fatti contestati. E, almeno in parte, le sue ragioni a difesa sarebbero state riconosciute.

Su richiesta del procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi e del Gip Antonella Cafagna, l’8 luglio 2019 Bellomo finiva agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamento ed estorsione aggravata nei confronti di quattro borsiste e di una ricercatrice.

Misura cautelare revocata il 29 luglio dal Tribunale del Riesame di Bari e trasformata nell’interdizione per 12 mesi dal ruolo di docente. Lo stesso tribunale aveva riqualificato il reato di estorsione in violenza privata e quello di maltrattamenti in violenza privata e stalking. Il 23 gennaio 2020 la Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento rinviandolo di nuovo al Riesame, presso un altro collegio, che ha deciso il 9 luglio di ripristinare i domiciliari e di confermare i reati già riqualificati.

Bellomo rischia il processo anche per i reati di calunnia e minaccia nei confronti del premier Giuseppe Conte e di Concetta Plantamura all’epoca dei fatti, rispettivamente, ex vicario del Consiglio di presidenza della giustizia Amministrativa ed ex componente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi sull’indagato a suo tempo sottoposto a procedimento disciplinare e poi destituito.

Rinviato a giudizio lo scorso 17 settembre, l’ex consigliere di Stato è tornato in libertà. Il Gup del Tribunale del capoluogo pugliese, Annachiara Mastrorilli, ha derubricato l’accusa di maltrattamenti a atti persecutori e ha disposto per Bellomo il divieto di avvicinamento alle quattro donne. Il reato di estorsione è stato riqualificato in violenza privata ed è stato dichiarato il non luogo a procedere per avvenuta prescrizione.

Il processo al deus ex machina di questa strana e torbida vicenda, dagli aspetti poco chiari, inizierà il prossimo 3 dicembre dinanzi al Tribunale monocratico di Bari. Il professor Bellomo ha dichiarato di non avere mai ricattato e vessato le ragazze, definendo il suo metodo e i relativi risultati ”brillantissimi”.

 

Ti potrebbe interessare anche —->>

PALERMO – MESI DI RITARDO PER DEPOSITARE SENTENZE: GIUDICE CONDANNATO.