AVVELENATA CON LA MINESTRA AL CIANURO

Con i moderni mezzi investigativi e scientifici il caso potrebbe essere risolto poichè già 20 anni fa gli inquirenti erano ad un passo dalla verità. Poi la tanto sospirata svolta non c'è stata.

ROMA – Chi ha servito la minestra al cianuro a Francesca Moretti? Il controverso caso di omicidio potrebbe essere riaperto dalla Procura di Roma sulla base di indizi che non sarebbero finiti nel fascicolo del processo finito senza un colpevole. Dopo vent’anni la verità potrebbe prepotentemente venire a galla come dice il legale di fiducia della famiglia Moretti, l’avvocato Giovanni Galeota.

Roma – via Scalo di San Lorenzo, 61 teatro della tragedia.

Francesca, 29 anni, era originaria di Pesaro ma viveva a Roma, in via Scalo di San Lorenzo 61, nell’omonimo quartiere. La giovane si era laureata in Sociologia a Urbino con pieni voti. Per sbarcare il lunario la ragazza aveva trovato lavoro presso il campo nomadi “Casilino 900” dove si dava da fare nell’assistenza dei giovani e anziani più bisognosi e disagiati. In quel luogo di catapecchie e discariche la dottoressa conosce Graziano Halilovic, il figlio del più noto Vajro Halilovic, il capo della comunità di rom che conta migliaia di persone. I due si innamorano nonostante Graziano sia sposato e padre di cinque figli.

Graziano Halilovic.

La moglie dell’uomo scopre la tresca e minaccia di morte Francesca nonostante il marito rassicuri la sua “fidanzata” dicendole che sin quando nel campo comandava suo padre lei non avrebbe avuto nulla da temere. Per i due innamorati incontrarsi diventa sempre più difficile tanto che la coppia decide di andarsene da Roma. Ma ogni volta che Francesca sollecita la partenza, Graziano ritarda con mille scuse. La sociologa intuendo forse che il fidanzato non se la sentisse di lasciare moglie e figli decideva di ritornarsene nella sua Pesaro da sola ma, nel frattempo, il 21 febbraio del 2000 moriva Vajro Halilovic, il capo del campo rom.

Il campo Rom, Casilino 900 all’epoca dei fatti.

Il giorno dopo, il 22 febbraio, nella casa che Francesca divide con le sue coinquiline Daniela Stuto, 26 anni, siciliana di Lentini, studentessa di psicologia e Mirela Nistor, 27 anni cameriera rumena, la dottoressa accusa forti dolori alla schiena. Dolori da lombo-sciatalgia che costringono Francesca ad usare analgesici e antinfiammatori. La giovane è come intontita e per pranzo mangerà una minestrina vegetale condita con un formaggino preparata da Daniela Stuto. Subito dopo pranzo Francesca urla dal dolore ma non per il mal di schiena, Stavolta è lo stomaco a farla gridare per le forti contrazioni agli intestini. La giovane diventa paonazza e il suo corpo si riempie di macchie rosse. Sono le 16 del pomeriggio è in casa c’è soltanto Mirela Nistor appena rientrata mentre Daniela Stuto è uscita per fare la spesa. Alle 17 Francesca pare non dare più segni di vita tanto che la cameriera rumena chiama al telefono il suo fidanzato poliziotto che darà l’allarme al 113. Alle 17.20 arriveranno i soccorritori ma Francesca Moretti morirà all’ospedale San Giovanni due ore dopo una breve ma terribile agonia.

Daniela Stuto al processo.

La Procura capitolina apre un’inchiesta e i risultati dell’autopsia saranno molto chiari: morte per avvelenamento da cianuro. Le indagini faranno luce su diversi particolari: pochi giorni prima di morire Francesca aveva confidato alle amiche di aver visto un’ombra muoversi nell’appartamento. Nello stesso periodo qualcuno ruberà la borsa di Mirela Nistor che conteneva le chiavi di casa mentre pare che la madre della vittima distruggerà il suo diario per difendere la privacy della figlia. La stessa sorella della vittima dichiarerà agli inquirenti di aver notato sotto il letto di Francesca una fiala che subito dopo la morte della sociologa sarebbe scomparsa.

L’avvocato Giovanni Galeota.

A finire sotto inchiesta sarà Daniela Stuto che verrà accusata di aver ucciso Francesca per gelosia poiché innamorata, non corrisposta, della povera dottoressa di Pesaro. La studentessa verrà sbattuta in galera ma riuscirà a dimostrare la sua innocenza con tanto di risarcimento per ingiusta detenzione. Mentre nulla sarebbe stato addebitato alla cameriera rumena che scompariva di scena assieme a Graziano Halilovic, nel frattempo diventato capo dei rom. Dunque nessun colpevole:”… La famiglia chiede alla Procura di Roma un atto di coraggio – dice l’avvocato Giovanni Galeota – per riaprire l’inchiesta. Un killer incallito e spietato che ha avvelenato Francesca non può e non deve rimanere in libertà…”. Con i mezzi scientifici in dotazione agli investigatori il caso potrebbe avere maggiori possibilità di essere risolto.

Daniela e Francesca, amiche inseparabili.