AUTOSTRADE E VIADOTTI: IL CAOS

La Liguria sta pagando un prezzo troppo alto per l’incuria e la scarsa manutenzione della rete viaria. Ponte Morandi, tragico esempio

Tutto si può dire, ma non che Genova sia una città fortunata: prima l’alluvione del 2011, poi quella del 2014 e, ciliegina sulla torta, il crollo del ponte Morandi nell’agosto 2018 .
Quest’ultima tragedia ha sollevato il problema della manutenzione e della sicurezza nelle autostrade che dovrebbe spettare al Gruppo Atlantia, la holding che controlla società Autostrade per l’Italia e che fa capo alla famiglia Benetton.

Il mondo politico, ovviamente, non si è lasciato scappare il boccone ghiotto ed ha sfruttato la drammatica occasione. Soprattutto il Movimento Cinquestelle che guidato dall’ allora capo politico Luigi Di Maio, invocava a gran voce la revoca della concessione alla famiglia Benetton, trasformata ormai nel capro espiatorio di tutti i guai dell’asfalto.
E mentre la Procura di Genova, diretta dal procuratore Francesco Cozzi, cercava e cerca ancora di chiarire le responsabilità per il terribile disastro, continua a piovere sul bagnato: nel novembre 2019 crolla nel savonese, sulla A6, un secondo viadotto (solo per fortuna senza causare vittime) ed appena prima di capodanno, il 30 Dicembre, l’ennesima tragedia sfiorata: A26, galleria Bertè tra Genova e Masone, crollano sul manto stradale circa due tonnellate e mezzo di cemento e anche stavolta, grazie a Dio, senza causare morti e feriti.


Che cosa sta accadendo alle nostre autostrade, sempre più care e sempre meno sicure? Rispondere è più facile di quanto non si pensi.
Illuminante è stata un’intervista che il procuratore Cozzi ha rilasciato al Secolo XIX in cui evidenzia che il sistema di controlli e verifiche dovrebbe essere svolto da società terze e non da società che fanno capo al gruppo Atlantia che, lo ricordiamo, detiene la maggioranza di Autostrade per l’Italia Spa.
In primo luogo è dunque il sistema delle concessioni che deve essere rivisto e, a tal proposito, ci fornisce interessanti suggerimenti anche Carlo Bertazzo, nuovo CEO di Atlantia dal 13 gennaio di quest’ anno: ” Vogliamo trasformare Atlantia in una holding strategica di investimento – ha detto il manager – Lasceremo piena autonomia al consiglio di amministrazione ed ai manager delle partecipate. La holding integrata come in passato non ci sarà più. Il cda di Atlantia cura gli indirizzi strategici delle controllate. I programmi di manutenzione e le sue modalità non rientrano tra le cose che abbiamo mai discusso. Sicurezza e reputazione sono sempre stati obiettivi assoluti dettati dal consesso amministrativo. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato…”. Nell’interpretazione di queste parole sembra palese il ripetersi, tutto italico, del famoso gioco del rimpiattino. Atlantia pare abbia fatto tutto il possibile, del resto non era suo compito provvedere alla manutenzione, la responsabilità è di altri e a questo penseranno i magistrati inquirenti. Comunque stiano le cose balza sotto gli occhi di tutti un’evidente contraddizione quando Bertazzo sostiene che consigli di amministrazione e manager delle partecipate avranno, in futuro, più autonomia e poteri rispetto al passato.


La seconda alluvione del novembre 2014, del resto, si sarebbe verificata perché i soliti problemi burocratici avrebbero impedito la costruzione dello scolmatore del Fereggiano In particolare gli amministratori non hanno avuto il “coraggio” di iniziare i lavori dopo che le ditte risultate sconfitte nel bando di assegnazione si erano rivolte al TAR della regione Liguria.
Infine, ma non per ultima, l’omessa manutenzione delle autostrade è dovuta ad un sistema eccessivamente complesso che vede forse troppe società partecipate facenti capo ad un’unica holding, con un conflitto di interessi cosi lampante da ritenere poco individuabili ruoli e incarichi.
Da anni circolavano rapporti del genio civile che riferivano il cattivo stato di manutenzione di autostrade e ponti ma nessuno è mai intervenuto, soprattutto chi avrebbe dovuto. Il settimanale L’Espresso dopo la tragedia ha pubblicato le foto del ponte Morandi risalenti a diverso tempo prima. In quelle immagini si vedevano chiaramente le pessime condizioni delle strutture cementizie e, soprattutto, quelle portanti. Il crollo poteva essere evitato, cosi non è stato.
Mentre la giustizia farà il suo corso, gli enti gestori (Stato o privati, poco importa) dovranno agire con maggiore senso di responsabilità se vogliamo che la sicurezza stradale diventi una realtà e non rimanga una chimera com’ stato sino ad oggi.