ARMI AL DITTATORE EGIZIANO: A QUANDO LA VERITA’ SUL CASO REGENI?

Vendiamo armi al dittatore egiziano riconoscendone il ruolo politico e istituzionale. Poi parliamo di Regeni ben sapendo che la verità si allontana sempre di più.

Le fregate made in Italy

Roma – Il commercio di armi tra Italia ed Egitto è sempre più florido. In queste ore l’Italia ha dato il via libera alla vendita delle navi da combattimento “Spartaco Schergat” e “Emilio Bianchi”, per un valore di circa 1,2 miliardi di euro. La commissione farebbe parte di un ordine molto più ampio che comprenderebbe la consegna di altre 4 fregate, 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri, 24 caccia Eurofighter Typhoon e 20 velivoli da addestramento M346 di Leonardo, più un satellite da osservazione, per un valore totale che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro. Da quanto emergerebbe in queste ore, l’accordo tra Roma e Il Cairo, sarebbe progenie di un contatto diretto tra il premier Conte e il leder egiziano Al-Sisi. Se così fosse, non ci sarebbe comunque da stupirsi, visto che come avevamo riportato qualche settimana fa l’Egitto nel 2019 aveva acquistato materiali bellici dall’Italia per 872 milioni d’euro, primo Paese in assoluto, seguito dal Turkmenistan con 446 milioni.

Questa nuova iniziativa ha creato scompiglio in campo parlamentare, risollevando ancora l’irrisolta questione Giulio Regeni. La figura del presidente Abdel Fattah al-Sisi rimane attualmente molto discussa, soprattutto per quanto concerne le violazioni dei diritti umani, le incarcerazioni arbitrarie e la repressione del dissenso. Sarebbero più di 50 i giornalisti reclusi nelle carceri egiziane senza giusta causa, mentre lo studente egiziano dell’università di Bologna, Patrick George Zaki, attende ancora il processo. Insomma tutte queste prerogative metterebbero in discussione l’adempimento alla legge 180 del 1995 sulla vendita d’armamenti.

Giulio Regeni

La commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Regeni ha chiesto di sentire Giuseppe Conte, asserendo che l’audizione del premier sarebbe peliminare al proseguimento di ogni altra attività di indagine:

“…Alla luce degli ultimi rilevanti – ha detto Erasmo Palazzotto, deputato di Leu e a capo della commissione – sviluppi in ordine alle relazioni bilaterali italo-egiziane, l’ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla morte di Giulio Regeni ha deliberato all’unanimità di procedere ad ascoltare urgentemente il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte anche in relazione alla sua recente interlocuzione diretta con il presidente della Repubblica Araba d’Egitto Abdel Fattah Al-Sisi…”.

Tombale è stato invece il pentastellato Vito Crimi, che dalle frequenze di Sono le Venti ha spiegato: “…Facciamo chiarezza: non stiamo regalando le fregate all’Egitto, le stiamo vendendo. Abbiamo la possibilità di vendere queste navi, possibilità che avrebbero anche altri Paesi. È una manovra di tipo economico…”.

Vito Crimi:”… Non vendere le navi non significa raggiungere la verità sul caso Regeni…”. 

Una bella inversione a U rispetto alle arringhe scoccate durante la scorsa campagna elettorale sull’argomento.

“…La realtà è l’esatto contrario di quanto dice Crimi – spiega Giorgio Beretta della Rete Italiana Disarmo –. quando si autorizza l’esportazione di armi verso un Paese, ai sensi della legge 185/90 e delle convenzioni internazionali, di fatto si riconosce il partner come capace di rispettare i diritti umani e non fomentare i conflitti internazionali. L’Egitto invece da anni appoggia il generale Haftar in Libia e imprigiona e tortura i dissidenti politici, i sindacalisti e gli attivisti. Vendendo armi all’Egitto l’Italia riconosce un dittatore…”.