AREZZO – LO SCUDO DI PAN AIUTA GATTI E CANI IN DIFFICOLTA’ MA HA BISOGNO DI SOSTEGNO.

L’associazione non riceve alcuna sovvenzione dagli enti pubblici, tutto è basato sulla macchina del volontariato: l’impegno dei soci volontari e la generosità delle persone.

Il logo dell'associazione

Arezzo – Il dio Pan, col busto di uomo e il corpo di capra, rappresenta il simbolo di ogni forma vivente sulla terra. E nel 2006 un gruppo di 8 amici amanti della natura e degli animali ha deciso di fare concretamente qualcosa per difendere gli animali abbandonati e in difficoltà, ergendosi come loro scudo protettivo. Nasceva così l’associazione animalista onlus ”Lo scudo di Pan”. Inizialmente nato come un piccolo gattile vicino la stazione di Capolona (Ar), nel 2012 si è trasferito in località Scopetone,  intorno al terreno di una casa di campagna. Un piccolo villaggio per cani ma, soprattutto, per gatti sulle colline aretine, costruito secondo una determinata logica e dove ogni ”ospite”occupa il posto che gli spetta.

La gatta Linguina

L’associazione non riceve alcuna sovvenzione dagli enti pubblici, tutto è basato sulla macchina del volontariato: l’impegno dei soci volontari e la generosità delle persone. Da molti anni il rifugio cerca di combattere attivamente il vergognoso fenomeno dell’abbandono e prevenire le cucciolate indesiderate attraverso la sterilizzazione. Abbiamo fatto una chiacchierata con Maria Pia Giommetti, presidente dell’associazione e proprietaria della villetta di campagna, rivolgendole alcune domande per conoscere meglio lo “Scudo di Pan”.

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Com’è nato questo progetto?

“…Il progetto è nato nel 2006 – dice Giommetti – quando io ed altre sette persone ci siamo resi conto che era ora di fare qualcosa per tutelare ed agire legalmente nei confronti degli animali abbandonati e bisognosi d’aiuto. Tutto è nato come un piccolo gattile e poi ci siamo trasferiti da Capolona allo Scopetone, dove io stessa abito perché non li lascerei mai da soli…”.

La presidente Maria Pia Giommetti.

Ci descrive il vostro rifugio? 

“…Ci sono tre recinti, in uno c’è la casetta più grande e negli altri due quelle più piccole – aggiunge Giommetti – abbiamo messo l’aria condizionata per l’estate e il riscaldamento per l’inverno. Nel piano sottostante si trova un ricovero interno, dove mettiamo gli animali in quarantena una volta arrivati nella struttura per evitare che, nel caso fossero portatori di determinate malattie, possano infettare gli altri. Abbiamo anche una zona dedicata ai gatti malati di Fiv e Felv, rispettivamente l’Aids e la leucemia felina. Ci tengo a precisare che abbiamo costruito tutto con le nostre mani…”

Parliamo di numeri: attualmente quanti cani e gatti ospitate? Quanti volontari vi aiutano?

Il rifugio.

“…Ad oggi ci sono 15 cani e circa un centinaio di gatti – continua la presidente – ma i numeri possono variare rapidamente, in particolare quello dei gatti. I volontari associati sono 60, mentre quelli attivi sono 30. Seguiamo tutti dei corsi di formazione, ad esempio io sono consulente avanzato per la convivenza con il gatto. E’ un gruppo affiatato quasi tutto al femminile, ad eccezione di tre uomini…”

Come vi finanziate?

“…Partecipando a fiere, festival, sagre ed eventi vari con il nostro banchino per farci conoscere. Attraverso la raccolta alimentare nei supermercati che ce lo consentono e con le cassettine per le offerte nei negozi amici. Disponiamo di un magazzino a Subbiano dove ci viene donata roba nuova o usata che rivendiamo ai mercatini…”

Qual’è l’iter che un animale segue una volta arrivato qui da voi?

“…Valutiamo la situazione sanitaria ovviamente servendoci della consulenza di un veterinario – spiega Giommetti – una volta passata la quarantena lo collochiamo in uno dei tre recinti. Ci serviamo anche della figura delle balie esterne, persone che si occupano dei cuccioli che, per una serie di motivi, non possono essere allattati dalla loro mamma. Alcuni ospiti abbiamo deciso di tenerceli, ma il nostro obiettivo finale è l’adozione. Offriamo anche la possibilità dell’adozione a distanza…”.

Le fiere con gli stand che servono a finanziare l’associazione che conta sulla generosità della gente.

Qualche storia che le è rimasta particolarmente impressa? Avete una mascotte?”

“…Ce ne sono tante, come quella di Cherry di due mesi e mezzo che è stata trovata in un bidone della spazzatura. Aveva una brutta frattura al bacino. Purtroppo rimarrà paralizzata e abbiamo deciso di tenerla qui con noi. C’è anche Linguina, ex randagia, che non poteva aprire la bocca perché probabilmente, a causa di una frattura, la mandibola si era rinsaldata in maniera anomala. Grazie alle donazioni è stata operata e finalmente riesce a mangiare. Ora è tornata al rifugio, ma se qualcuno la vuole può adottarla. La nostra mascotte è “Flippo Lippo”, il cane con il carrellino sul nostro logo. Era paralizzato a causa di un’ernia…”.

I pro e i contro di questo lavoro?

“…E’ una gioia infinita quella di potere aiutare gli animali in difficoltà ma, allo stesso tempo, un enorme dispiacere quando le cose non vanno come dovrebbero – conclude Maria Pia Giommetti – Ma è proprio la sofferenza che ti permette di rialzarti e di ricominciare. Ci siamo presi cura anche di animali che facevano parte di contesti familiari in cui sono dovuti intervenire gli assistenti sociali. Durante il lockdown abbiamo collaborato con la LEIDAA ospitando per tre mesi animali i cui padroni si sono ammalati di covid. Interagiamo anche con le altre associazioni animaliste della regione e non solo. Addirittura abbiamo avuto gatti provenienti dall’Albania….”

Lanciamo un appello.

“…Abbiamo un costante bisogno di aiuto e di sostegno anche economico, attraverso la donazione del 5 per mille e non solo. Faccio appello soprattutto alla generosità d’animo delle persone…”

Lo scudo di Pan, una piccola grande famiglia.

 

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