ANZIANI: VITTIME INERMI, MERCE DI SCAMBIO.

Anche in Emilia Romagna magistratura e carabinieri controllano a vasto raggio le Rsa. A Fidenza sono arrivati i Nas che stanno rivoltando come un calzino tutte le case di riposo della zona. A breve gli esiti dei controlli.

Gianfranco Di Sario

Fidenza – Le indagini sulla gestione delle Rsa durante la crisi pandemica si allagano a macchia d’olio. Dopo la Lombardia è l’Emilia Romagna a finire nel mirino della magistratura che a Fidenza, in provincia di Parma, pare abbia trovato un buon filone d’indagine. In questa zona, come in altri distretti, risulterebbe ancora difficile stabilire il numero esatto dei ricoverati in Rsa deceduti per motivi riconducibili al Covid-19. Da quanto sarebbe emerso i decessi accertati nel centro urbano ammonterebbero a 24 su 234 ospiti presenti nelle case di riposo, numeri che però non convincono i familiari delle vittime. In queste ultime ore, infatti, le segnalazioni ai Nas sulla situazione interna delle Rsa sono aumentate, incrementando i dubbi sulla gestione dell’emergenza da parte delle direzioni e dei dipendenti sanitari cosi come è avvenuto in altre part d’Italia, Milano in testa.

I militari del Nas diretti dal maggiore Gianfranco Di Sario hanno provveduto a ispezionare circa venti strutture nel distretto di competenza per capire se vi siano state negligenze ed omissioni nell’attuazione dei protocolli sanitari.

“…Abbiamo controllato una ventina di residenze comprensive – ha dichiarato l’ufficiale comandante – del distretto di Parma, Modena, Piacenza e Reggio Emilia concentrandoci sulle case di riposo per anziani che ospitano persone non autosufficienti. Le ispezioni sono scattate su disposizioni dell’autorità giudiziaria e su segnalazione dei famigliari degli ospiti e, in parte, dietro denuncia degli ospiti stessi e ancora degli operatori sanitari: medici e infermieri. Gli operatori avevano lamentato la mancanza di dispositivi di protezione, soprattutto nella fase iniziale. La sanità pubblica è intervenuta prima e dopo le disposizioni regionali e nazionali. Questo è stato un pò l’elemento comune di doglianza. Abbiamo però acquisito documenti e cartelle sanitarie degli ospiti e abbiamo fatto il punto sui titoli degli operatori. Al termine delle indagini tireremo le somme e stabiliremo quello che c’è da fare. Al netto dei provvedimenti giudiziari urgenti che potrebbero essere presi immediatamente…”.

Lo scandalo dei troppo decessi nelle Rsa, fonte di grandi profitti per imprenditori privati e funzione pubblica, ha fatto scaturire indagini in tutta Italia ma il bello, come si dice, deve ancora venire. In alcune strutture, come il Trivulzio di Milano, il personale era stato minacciato, sin dagli inizi della pandemia, di denunce per procurato allarme qualora avessero indossato guanti e mascherine dunque facendo preoccupare gli ospiti ovvero al fonte di reddito, spesso, per persone senza scrupoli. Altri anziani soli e abbandonati al proprio destino? È questo il dubbio dei parenti delle vittime che non hanno potuto dare l’estremo saluto ai loro cari morenti. Ma non basta:

“…C’è stato qualche ospite che voleva avvisarci dell’impossibilità di vedere i parenti – ha aggiunto Di Sario – qualcuno ha lamentato la compresenza di ospiti sintomatici nelle stanze, altri hanno espresso criticità per quanto riguarda il cibo, la biancheria o il cambio degli effetti personali. Chiaramente non in tutte le strutture ci sono le criticità…”.

Molto più perplessa appare la posizione del sindacato USB di Parma in merito alla tragica vicenda. In un comunicato stampa diffuso in queste ore, il sindacato parla di almeno 80 morti e di situazioni che necessitano subito di urgenti chiarimenti. Nel frattempo l’Unione Sindacale di Base ha presentato un esposto alla Procura sulla situazione di Parma e provincia.

“…Siamo costretti ad intervenire ancora una volta sulla questione del contagio nelle case di riposo per anziani – si legge nel documento diffuso dal sindacato – questo perché siamo profondamente indignati per quanto avrebbe riferito il presidente del consiglio di amministrazione dell’ASP di Fidenza, Massimiliano Franzoni, e dal sindaco di Fidenza Andrea Massari. Le cose che scrivono sono un insieme di immotivato autoelogio e vera e propria manipolazione dei fatti al fine di rappresentare una realtà che non trova riscontri. Ricordiamo loro che hanno la responsabilità sia delle scelte politiche che amministrative sulla gestione di tutte le Rsa del distretto di Fidenza. In realtà hanno praticato la volontà di secretare i dati reali della situazione complessiva e cioè il numero dei contagiati e degli ospiti defunti. In merito a quest’ultimo hanno fornito un numero che non corrisponde al vero e quindi un sostanziale mistificazione. Gli anziani ospiti morti nel distretto sono infatti circa 80 e non 23 come annunciato a mezzo stampa…”.

 

Una situazione che potrebbe degenerare in una nuova emergenza come quella che in queste ore sta scuotendo la regione Lombardia, il cui comparto sanitario si è dimostrato tutt’altro che efficiente e adeguato. L’Emilia-Romagna, così come Vento e Piemonte, è stata una delle prime zone ad essere colpita dalla diffusione del virus. Ciò avrebbe potuto contribuire a preferire decisioni affrettate con le ripercussioni che sono sotto gli occhi di tutti. Nelle prossime ore i risultati delle ispezioni effettuate dai Nas ci daranno la possibilità di capire meglio se vi siano state o meno negligenze ed imperizie nei procedimenti di contenimento della pandemia all’interno delle strutture riservate agli anziani. Gli anziani, vittime inermi, merce di scambio.