ANOTHER BRICK IN THE WALL

La storia della ragazza che ha aggirato il governo cinese su Tik Tok: una meravigliosa favola di Natale.

E’ Natale, siamo tutti felici. Lo testimonieremo su facebook, instagram e… tik tok.

Tik Tok, made in China, è il social del futuro: un parco utenti gigantesco, un fatturato annuale da 18 miliardi di dollari, roba da mettere all’angolo tutti i concorrenti. Forse anche i governi: quello cinese, innanzitutto.

Una ragazza si è fatta viva su Tik Tok, fingendo di realizzare un tutorial di make up: “Ciao ragazzi, per prima cosa vi insegno come mettere a posto le ciglia”. Tra un ciglio e l’altro, però, ci ha infilato le deportazioni degli uiguri in Cina.

“La prima cosa da fare è prendere il piegaciglia, piegare le ciglia, poi posare lo strumento e usare il telefono che avete in mano in questo momento per cercare cosa sta succedendo in Cina, come stanno creando campi di concentramento. Separano le famiglie, rapiscono i musulmani, li uccidono, li stuprano, li obbligano a mangiare maiale e a bere, li costringono a convertirsi a altre religioni e se non lo fanno li uccidono. Le persone non escono vive da lì: è un altro olocausto e nessuno ne sta parlando, per favore parlatene. Siate consapevoli e diffondete consapevolezza”.

Poi, di nuovo, come se niente fosse, “prendete quindi in mano il piegaciglia e…”.

Ne voglio parlare a Natale perché è una storia di Natale. Noi non sappiamo che fine abbia fatto questa ragazza (Tik Tok ci ha messo giorni a scoprire la manipolazione, poi si è scusata, poi ha messo in moto il governo cinese, ma il video ormai era diventato virale ed ancora oggi è reperibile su moltissime piattaforme), ma sappiamo che ha vinto.

In un mondo da grande fratello, in cui tutto è monitorato, programmato e controllato, questa ragazza ha aperto una falla. Another brick in the wall, avrebbero cantato i Pink Floyd. In un mondo in cui ci si lamenta dell’ignavia dei “giovani d’oggi”, questa ragazza ha mandato un messaggio controcorrente. In un mondo in cui tutto sembra già scritto, ha parlato di libertà.

La libertà è il bene più prezioso che custodiamo, a volte le circostanze la sommergono di cenere, ma al di sotto della cenere una brace continua ad ardere. Ce n’è abbastanza per accendere una fiaccola che passi di mano in mano, per portare una testimonianza costante. Questa giovane donna ci ha affidato la fiaccola, come Jan Palach e tanti altri hanno fatto prima di lei, dopodiché il compito è tutto nostro. Il compito di vigilare sulla tecnologia e sulle dittature, sulle loro possibili correlazioni, di non dare per scontato che copertina e contenuto coincidano sempre, di dubitare, di tenere la mente in guardia.

A me pare, intanto, una meravigliosa storia di Natale.