ANDRIA – GRIDANO LA LORO INNOCENZA GLI ASSASSINI DI GRAZIELLA MANSI.

I quattro assassini, chiamati in correità dalla mente dell'atroce delitto, continuano a proclamarsi innocenti e rifiutano pentimento e premi. Anche il loro difensore è convinto della loro estraneità ai fatti sulla scorta di diversi particolari investigativi all'epoca trascurati.

Graziella Manzi.

Andria– Rimangono dubbi e perplessità sulla colpevolezza dei quattro ergastolani corresponsabili dell’atroce morte della piccola Graziella Mansi. La piccola, di appena 8 anni, era stata bruciata viva per una sadico gioco da Pasquale Tortora, 18 anni, parcheggiatore abusivo, in combutta con altri quattro balordi, Michele Zagaria, all’epoca dei fatti di 25 anni, Giuseppe Di Bari di 19, Domenico Margiotta di 21 e Vincenzo Coratella di 19, tutti di Andria in provincia di Bari. Tortora, reo confesso, era stato condannato a 30 anni di carcere con il rito abbreviato mentre gli altri quattro assassini, con sentenza definitiva, venivano condannati al fine pena mai.

La lapide che ricorda la morte orrenda della bambina pugliese.

Vincenzo Coratella, il 14 dicembre del 2008, a 27 anni, si impiccava in una cella del carcere di Lecce reiterando la sua innocenza come gli altri tre compagni ergastolani. Tortora, come abbiamo detto, aveva scelto il rito abbreviato e in dibattimento aveva confermato la sua piena confessione descrivendo minuziosamente l’orribile omicidio. Ricostruiamo i fatti di quel maledetto 19 agosto del 2000 quando Graziella, intorno alle 19.30, stava giocando come di consueto davanti alla bancarella di frutta secca del nonno Vittorio, vicino il castello di Adria. Dopo pochi istanti la bambina si dirigeva verso una fontanella, poco distante, per riempire un contenitore d’acqua.

L’accendino ritrovato poco distante dal cadavere della bambina.

Passati una decina di minuti il nonno non vede tornare la bambina e dà l’allarme. Tutta la famiglia, parenti e amici si mobilitano per cercare Graziella ma la bimba sembra scomparsa come un fantasma. La cercheranno nella vicina pineta di Castel del Monte dove, a notte inoltrata, saranno i carabinieri a fare la macabra scoperta. A poca distanza dalla carcassa di un’auto incendiata i militari scopriranno il corpicino carbonizzato della bimba. Qualcuno l’aveva legata e riposta sopra un letto di foglie a cui poi avrebbe dato fuoco con un accendino, ritrovato a un centinaio di metri. Le indagini dei carabinieri portano subito a Pasquale Tortora che conosceva bene la bambina poiché posteggiatore abusivo vicino la bancarella di Vittorio Mansi. Il ragazzo l’aveva rapita con la scusa di farle vedere un cane nel bosco poi una volta condotta la bimba tra gli alberi si sarebbe divertito a spaventarla mentre Graziella lo supplicava di farla tornare dal nonno. Poi sarebbero spuntati gli altri quattro balordi, chiamati in causa da Tortora, che avrebbero contribuito all’omicidio stuprando e uccidendo la povera Graziella che gridava aiuto mentre i cinque aguzzini si divertivano nel vederla bruciare viva.

Pasquale Tortora.

All’epoca dei fatti sia il Pm Francesco Bretone, sia il Gip Antonio Lovecchio (scomparso a 65 anni il 19 marzo di sei anni fa) si erano convinti che, qualche ritrattazione a parte, i particolari dell’omicidio raccontati dai quattro complici di Tortora fossero talmente esatti e precisi che soltanto chi aveva partecipato alla mattanza avrebbe potuto raccontarli. Primo, secondo e terzo grado di giudizio confermavano l’ergastolo per i correi di Tortora ma qualcosa di quel tragico omicidio pare non torni ancora:”… Ho difeso gli imputati Giuseppe Dibari e Vincenzo Coratella – racconta l’avvocato Carmine Di Paola – e grido ancora a gran voce che i miei assistiti sono innocenti, al pari di Domenico Margiotta e Michele Zagaria, in quanto l’unico responsabile di tutte le condotte di cui fu vittima la povera Graziella è e rimane il coimputato Pasquale Tortora…”.

Avvocato Carmine Di Paola.

L’avvocato contesta i tempi ricostruiti dagli inquirenti nei quali i suoi assistiti si sarebbero allontanati dalla scena del crimine per poi essere inquadrati dalle telecamere di una banca del centro di Andria. Venti minuti per un percorso che ne richiede almeno il triplo e in assenza di traffico e pedoni. Poi ci sono le dichiarazioni claudicanti di Tortora a cui pare la difesa non abbia potuto effettuare il controinterrogatorio a fronte di una perizia psichiatrica. I tre ergastolani, ancora oggi, si dichiarano innocenti e pare rifiutino pentimento e premi. Per i genitori di Graziella, Vincenzo Mansi e Giovanna Antolino, non ci sono dubbi:”…Sono loro i colpevoli e basta, che paghino per la morte di una martire…”.

 

Ti potrebbe interessare anche ——–>>> VITTIMA DI UN ERRORE GIUDIZIARIO MA SCONTERA’ L’ERGASTOLO

Ti potrebbe interessare anche ——–>>> VENEZIA – NON AVEVA MOTIVI PER SUICIDARSI. QUALCUNO PER AMMAZZARLA SI.