ALTOFONTE – LA SICILIA BRUCIA: PATTO FRA PASTORI E FORESTALI. CON IL PLACET DELLA MAFIA

La situazione non è cambiata negli ultimi vent'anni. Senza un piano antincendio organico e funzionale la Sicilia, a breve, verrà privata delle sue aree verdi fra le più belle del Mediterraneo. A rischio gli ultimi boschi e nicchia ecologica isolana.

AltofonteLa Sicilia continua a bruciare. L’ultimo rogo ad Altofonte, comune alle porte di Palermo. Un ennesimo incendio doloso, appiccato contemporaneamente in almeno sei punti diversi del bosco della Moarda che ne ha distrutto decine di ettari minacciando il centro abitato. A causa del vento di scirocco, in pochi minuti, si è formato un fronte di fuoco lungo oltre due chilometri che ha interessato anche il territorio di Piana degli Albanesi.

La sindaca Angela De Luca ha disposto l’evacuazione di centinaia di persone accolte nelle strutture attrezzate dalla protezione civile nel campo sportivo Don Pino Puglisi ma che, attualmente, stanno rientrando nelle proprie abitazioni. Imponente lo spiegamento di uomini e mezzi tra cui moduli boschivi Aib, Canadair ed elicotteri della Forestale:

”…Appare chiaro a tutti l’attentato che abbiamo subito – dice la prima cittadina – non sono servite bombe, armi, ma hanno distrutto il nostro territorio. Dichiareremo lo stato di calamità (…)Faremo la conta dei danni, fortunatamente non abbiamo subito vittime umane ma danni a macchine, abitazioni, rete idrica, pubblica illuminazione, strade e, soprattutto, la nostra identità, il nostro cuore, la nostra vita…”.

Incendio su Altofonte e dintorni.

Così si è espressa la prima cittadina di Altofonte a cui i vigili del Fuoco hanno riferito della natura dolosa dell’incendio. Le forze dell’ordine sono impegnate a dare la caccia ai piromani criminali che hanno a messo a rischio anche la vita degli stessi abitanti. Ma questo è solo uno dei tanti focolai appiccati in tutta l’Isola che rimane la regione più colpita dal fenomeno criminale.

Stando all’ultimo aggiornamento del Dipartimento nazionale di Protezione civile, dal 15 giugno ad oggi i vigili del fuoco sono intervenuti circa nove mila volte per spegnere incendi boschivi, quasi il doppio delle operazioni effettuate, ad esempio, nel Lazio. La diffusione dei roghi in Sicilia è sicuramente favorita dalle alte temperature e dalle scarse piogge degli ultimi 40 anni. Una tropicalizzazione del clima che ha lasciato inerte le istituzioni ma che, da sola, non è sufficiente a spiegare un fenomeno che nell’isola non è stato mai possibile arginare.

Anche per Coldiretti il 60% degli incendi è doloso ma manca del tutto una seria programmazione di gestione del territorio su cui sorgono sempre meno aziende agricole. Effettivamente, in altre regioni, la gestione del bosco da parte di privati ha portato ad un’innegabile tutela del territorio e all’attivazione di un settore redditizio e rinnovabile quale la filiera del legno.

Decine di ettari di bosco in fumo.

Come sottolinea Antonio Sasso, segretario generale della Fns Cisl di Catania, il controllo dei territori da parte di Regione e Comuni è stentato, rendendo l’emergenza ancor più emergenza in un territorio fortemente antropizzato dove le macchie di vegetazione sono attigue alle abitazioni.  Il problema basilare è la mancanza di organizzazione nella gestione tra uomini e risorse in una regione che conta oltre 22 mila operai forestali – la metà di quelli presenti in tutta Italia e”ostaggio” delle promesse di una classe politica che li ha condannati all’eterno precariato – unita alla manutenzione inesistente dei terreni liberi, nonostante esista una legge che obblighi pubblico e privato alla pulizia:”…Gli incendi possono essere di origine dolosa ma si verificano spesso anche per imperizia – aggiunge Sasso – può capitare che un terreno è incolto e qualcuno da fuoco per tentare di pulire e invece l’incendio scappa…”.

Dello stesso avviso è Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia, che giudica inesistente il sistema di prevenzione e del tutto inutile se le squadre vengono avviate il 15 di giugno quando gli incendi ci sono già da maggio:”…C’è una Regione totalmente disorganizzata nel fronteggiare questa piaga – aggiunge Zanna – che non è un’emergenza ma una costante. Se continuiamo ad avere un approccio emergenziale non ne usciremo mai...”.

Angela De Luca, sindaco di Altofonte.

Insomma staticità e fossilizzazione di un sistema in cui gli speculatori sono da sempre in combutta con pastori e stagionali forestali (quando non c’è lo zampino della mafia) e le amministrazioni locali sono inadempienti sull’applicazione delle leggi dello Stato in materia di incendi.

Il termine per il censimento e il catasto dei terreni percorsi dal fuoco è scaduto da otto mesi e l’80% dei comuni siciliani non l’ha effettuato, dando invece man forte ad una politica di distruzione ambientale attraverso la concessione indiscriminata di licenze edilizie con abuso di stralci e varianti. Tutta colpa dei piromani ossessionati dal fuoco, dello scirocco e del clima impazzito?

 

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