ALTA INFEDELTA’: IL TRADIMENTO AL TEMPO DEI TEMPI.

Vecchio quanto il mondo il desiderare la donna come l'uomo d'altri non rasserena, eppure l'inganno in amore dilaga a macchia d'olio. Anche in tempi di pandemie...

Inganno, azione dannosa, violazione del dovere di  fedeltà: Tradimento!  Parola nefanda, intrisa di connotazioni negative e di dolore per chi lo subisce: ferita aperta per qualcuno, cicatrice per qualcun altro e minaccia incombente per i  cuori romantici. Tutti noi sappiamo raccontare qualcosa a riguardo. C’è chi l’ha commesso, chi l’ha subito, chi ne ha sentito parlare o ne ha visto gli effetti.  Se è una vera e propria “spada di Damocle” per le coppie di innamorati nella vita reale, costituisce un “topos”, un  protagonista indiscusso, intorno a cui si edificano fictions, realities e soap opere.

“…Il tradimento scuote la coppia dalle fondamenta. Quando un partner tradisce, nulla è come prima e non si può tornare indietro…” sostiene, in un articolo, la psicologa A. Bertuzzi. Vero. Verissimo, ma non sempre.

È necessario conoscere le dinamiche di relazione nella coppia, il tipo di rapporto statuito, le libertà concesse,  le intese  perché, talvolta, ciò che ad occhio esterno può apparire come tradimento, nell’intimità e nella complicità costruita tra due persone esso semplicemente “non lo è”.  D’altro canto il tradimento può far rinascere, all’interno della coppia, emozioni forti tali da rinnovare l’interesse perduto verso il partner storico e rinsaldare un’unione logorata dalla routine risvegliando la passione a lungo sopita.

Lui, lei, l’altro…

Il tradimento è, dunque,  un ingrediente, non necessario, ma frequente in una relazione amorosa. Per non limitarci ad essere accaniti cacciatori di gossip, e occuparci  delle “corna” dei vip da copertina o di quelle  dei coniugi del quartiere domandiamoci.

Il tradimento amoroso, nel passato, era un concetto esistente? Al fine di rispondere a questa domanda bisogna scavare nei rapporti tra uomo e donna in  un lontano passato. Ancora una volta la città eterna ci offre un interessante campo di indagine.  Di fatto con l’istituzione del matrimonio, quale contratto sociale, si assiste al divenire della donna da possedimento del padre a possedimento del marito cui era affidata e, in quanto “cosa sua”, intoccabile per chiunque altro. L’etimologia della parola ( dal latino mater-munus/ madre-compito) ci svela subito la finalità procreativa del matrimonio al di là di ogni forma di sentimento. Considerato che l’età minima per contrarre matrimonio era fissata a dodici anni per le femmine, è evidente che, per la fanciulla, ogni esperienza amorosa precedente non era di  fatto nemmeno pensabile. Una ragazza di buona famiglia doveva giungere  illibata all’altare, per lei niente sesso e perfino niente baci prima! Dati i presupposti, più che di tradimento  il rapporto extraconiugale era definito “adulterio”.

Gesù ed il perdono dell’adultera.

Quale inaccettabile offesa per il maschio romano! L’adultera, se colta in flagrante, non poteva essere perdonata e doveva subire pene severissime che prevedevano anche la morte. Che dire dell’amante colto sul fatto? Su di lui cadeva la giustizia sommaria del marito tradito che poteva sodomizzarlo e tagliargli il naso o le orecchie. Per fortuna di tutti gli amanti clandestini, con la “Lex Iulia de Adulteriis Coercendis”, l’imperatore Augusto, intorno al 16 a. C., stabilì  pene più moderate per il reato di adulterio! Nonostante i rischi, gli amori segreti e le passioni delle matrone romane continuavano a consumarsi al di fuori del talamo nuziale e lontano da occhi indiscreti. Anzi con i loro amanti,  reclutati di preferenza tra gladiatori, aurighi e attori di teatro, si lanciavano in una sessualità sfrenata  sfogando le voglie e le fantasie erotiche represse durante i rigidi rapporti coi rispettivi mariti.

Ovviamente anche gli uomini romani avevano le loro amanti, occasionali, prostitute o concubine che fossero! Ma questo non era certo considerato un delitto, anzi costituiva la normalità.  Uomini e donne soprattutto d’alto rango, dunque, sovente saziavano le loro pulsioni sessuali al di fuori dell’ambito domestico. E se gli amanti non venivano scoperti l’adulterio era un tradimento  delle promesse nuziali che soddisfaceva tutte le parti coinvolte.

La lapidazione per adulterio od omosessualità. Da Picasa.

Ovviamente, non serve dirlo, anche nel Medioevo la pratica dell’adulterio da parte dell’uomo era accettata, mentre la moglie adultera rischiava la morte o la perdita del naso. Quali barbarie ci nasconde l’antichità! E avvicinandosi ai giorni nostri? Beh sembra incredibile ma l’art 559 del nostro codice penale del 1930 nel nostro Paese stabiliva che:“…La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno. Con la stessa pena è punito il correo dell’adultera. La pena è della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina. Il delitto è punibile a querela del marito…”

Tranquilli uomini, per il sesso forte le regole erano diverse e la punizione scattava solo in caso di relazione extraconiugale stabile. Insomma, per l’uomo il tradimento era lecito. Oggi c’è una parità di diritti che permette alle donne una rivalsa e un recupero sul numero di tradimenti effettuati dall’alba dei tempi! Naturalmente sono ironica, ma sapendo quanto dev’essere stato difficile per una donna presa dalla passione consumare il suo amore senza essere sospettata, scoperta e punita,  non posso che sorridere ripensando a un’Elena di Sparta fuggire dal marito Menelao per seguire il giovane troiano Paride, a una Messalina dai bollenti spiriti che scansava il letto imperiale di Claudio per raggiungere i bordelli frequentati da mille e più e forse, in un luogo o nell’altro nel lungo corso della storia, ad un’ignota contadina che è svicolata nella notte alleata fino al mulino per farsi stringere da braccia più giovani e forti di quelle del consorte scelto per lei a vita.