A QUANDO UN PAPA PER L’ASFITTICA POLITICA ITALIANA? CAMPA CAVALLO…

Ci vorrebbe un Papa Francesco a Palazzo Chigi ma la politica italiana ha scelto altri personaggi. E si vede come siamo combinati.

L’unica voce fuori dal coro nel dominio del pensiero unico.  L’ultima enciclica di Papa Francesco è passata agli onori della cronaca per le sue forti critiche al capitalismo. Il suo fallimento si è palesato nella pandemia, non solo per il carico di morte ed i problemi socio-sanitari che ha portato con se. Piuttosto perché “…Il libero mercato non riesce a risolvere e a rispondere ai bisogni dell’uomo, per quanto ci viene imposto di credere a questo dogma neo-liberista…” 

Il Papa delinea la visione del mondo post-pandemia, rimarcando il fatto che non si può fare affidamento esclusivamente sulle logiche di mercato. Ed è difficile pensare che il disastro che si è abbattuto sull’umanità non sia effetto anche della concezione economica dominante. E’ necessario proiettarsi verso una visione comunitaria dell’agire sociale e politico. Intendendo con questo anche il concetto di proprietà privata. La tradizione cristiana, infatti, non ne ha mai riconosciuto il suo diritto assoluto ed inviolabile.

Mettendone piuttosto in risalto la sua funzione sociale senza la quale non avrebbe senso. Il razzismo viene definito “…Un virus che muta in continuazione ed invece di scomparire si nasconde in maniera subdola, si annida in attesa. Da cui scaturiscono nuove disuguaglianze e forme di violenza…”. Infine Papa Francesco fa ammenda degli errori compiuti dalla Chiesa che ha impiegato troppo tempo nella condanna della schiavitù. L’enciclica dall’eloquente titolo “Fratelli tutti” è stata firmata sulla tomba di San Francesco ad Assisi. E’ altrettanto vero che nonostante il Papa abbia le sue belle gatte da pelare (caso Becciu docet), le sue parole hanno fatto molto rumore nell’assordante deserto di idee propositive della politica italiana.

L’ex cardinale Becciu, una spina nel fianco

Meno male che il Papa c’è, tanto per parafrasare lo slogan della canzoncina in voga nell’era Berlusconi. Ma avete dato un’occhiata a cosa si è discusso negli ultimi giorni? Ecco una rapida e sintetica carrellata: il campionato di calcio di serie A pare che debba continuare ad ogni costo. Se qualche calciatore risulta positivo, l’Asl non può intervenire perché bisogna seguire il protocollo della Federazione, redatto insieme al Cts, comitato tecnico scientifico del ministero della Salute.

Il compianto giornalista Oliviero Beha

Questo è il parere dei “soloni” di molte trasmissioni sportive. Ovvero: le disposizioni del protocollo di una federazione sportiva contano più di quelle di un’istituzione deputata per legge alla salvaguardia della salute pubblica. Nella Repubblica delle Banane com’è ormai ridotta l’Italia, parrebbe di sì! Bloccate tutto ma non il campionato di calcio, l’oppio dei popoli. Aveva proprio ragione il compianto Oliviero Beha quando affermò che “l’’Italia è una Repubblica fondata sul calcio”.

Ultimi provvedimenti del governo in seguito all’aumento dei contagi da Covid-19, soprattutto in Campania e Lombardia: uso della mascherina anche all’aperto; stato d’emergenza prorogato al 31 gennaio 2021 e per ora nessuna stretta alle attività produttive. Per ora, solo per ora. In caso di aggravamento dei contagi si opterà per “chiusure selettive”.

Salvini dopo l’abrogazione dei suoi decreti sicurezza

Poi si invoca la massima attenzione e collaborazione da parte dei cittadini. Altro benefit gli incentivi allo smart working. Capirai che sforzo. Dal canto suo Matteo Salvini ha annunciato una raccolta di firme per indire un referendum abrogativo in merito alle modifiche dei suoi decreti sicurezza. Pare che abbia intenzione di percorrere la stessa strada qualora venisse abrogata anche quota 100. Questi sono alcuni aspetti dello scenario politico italiano.

E’ chiaro che la soluzione dell’epidemia ha la priorità rispetto ad altre questioni, altrimenti non ne usciamo. Tuttavia è mai possibile che nessuno abbia una visione, una parvenza di idea su cosa fare dopo? Attenzione che siamo ad un passo dal rimetterci le penne. Ehi, voi di Roma: a quando un Papa per l’asfittica politica italiana?

 

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