A MONTE DEL SUICIDIO C’E’ SEMPRE UNA SPIEGAZIONE: E IL NUMERO DEI DECESSI AUMENTA.

Milano – Ha destato scalpore, pochi giorni fa, il ritrovamento del corpo di Laura Siani, magistrato di 44 anni, che si è impiccata nella sua casa di Lecco. Niente che lasciasse presagire l’intento di compiere l’insano gesto. Pare che la giovane sostituto procuratore fosse persino andata dal parrucchiere il giorno della morte. Un fatto all’apparenza inspiegabile, come tanti altri casi simili, che ha avuto per vittima una persona, almeno in apparenza, professionalmente appagata, stimata e con affetti solidi. Fatti gravissimi che ripropongono ad ogni tragedia il perché di certe scelte estreme. Dare una risposta è estremamente difficile.

Che qualcuno scelga di uccidersi non è una novità. Suicidi di celebri figure storiche riempiono le pagine dei libri. Come non ricordare Socrate, che bevve la cicuta, Demostene, Bruto e Cassio, solo per citarne alcuni, o Cleopatra, ultima regnante del periodo Tolemaico che, secondo la versione di Plutarco, pur di non soccombere alla fine ingloriosa che Roma aveva in serbo per lei, si suicidò facendosi mordere da un aspide dopo la morte di Antonio, il quale preferì a sua volta togliersi la vita con onore piuttosto che finire prigioniero di Ottaviano.

Poi, in tempi più recenti, i Kamikaze, i temibili attacchi degli aviatori nipponici, votati alla morte, che durante la seconda guerra mondiale sacrificavano volontariamente la vita su aerei carichi di esplosivo per difendere la patria. Il termine kamikaze è poi passato ad indicare i terroristi con giubbini esplosivi che muoiono al grido di Allah Akbar. In tempi passati si preferiva la morte per timore del disonore, della pena capitale, della tortura, del pubblico ludibrio. Ai nostri giorni chi compie un simile gesto lo fa per motivazioni diverse: perdita del lavoro e altre problematiche economiche, separazioni non accettate, cyber bullismo, isolamento sociale, malattia, dipendenze, disagio e disturbi mentali.

Stando alle statistiche il suicidi sarebbe la dodicesima causa di morte e tra le prime nella fascia fra i 15 ed i 44 anni di età. Tre su quattro sono uomini. Nei paesi con più ricchezza ci si toglie la vita in maniera più frequente. In Italia, sebbene fossero in calo, i suicidi avrebbero avuto un’impennata cospicua durante il periodo di lockdown. Una delle tante vicende dal tragico epilogo, di questo periodo, è quella l’imprenditore Antonio Nogara, di Napoli, schiacciato dal peso, dalle difficoltà e dalle preoccupazioni di una crisi che il blocco totale, dovuto all’emergenza pandemica, non aveva di certo risparmiato la sua azienda.

Comunque stiano le cose bisogna fare un distinguo tra coloro che decidono di uccidersi per ragioni reali, anche se paradossali, e coloro invece che sembrano non averne, almeno apparentemente, ma che invece sentono il peso enorme del disagio, della depressione e del mal di vivere in genere. Come nel recente caso della morte di Alessandra Appiano, giornalista e scrittrice, vincitrice di vari premi anche prestigiosi, che si è tolta la vita mentre si trovava ricoverata proprio a causa della sua depressione.

Il più delle volte il suicida non lascia neppure un biglietto, o tutt’al più un “mi dispiace”, per spiegare il gesto. Niente che possa lenire lo sconforto dei parenti, degli affetti, di chi ritrova il corpo. Il delitto verso sé stessi rimane comunque un atto di rinuncia ma che si compie con coraggio e determinazione. Checché se ne dica.