47 CINQUESTELLE NON HANNO RESTITUITO I SOLDI

ufficialmente aperti dai probiviri i procedimenti sanzionatori nei confronti dei deputati e dei senatori non in regola con le restituzioni

Luigi di Maio

Ora è ufficiale, l’hanno annunciato direttamente i probiviri al temine di una riunione con i capigruppo dei Cinquestelle: 47 parlamentari su 315 eletti non hanno restituito i soldi, come prevede invece il regolamento del Movimento. Dieci di loro mancano all’appello addirittura da un anno. In ordine alfabetico, si tratta di Nicola Acunzo, Nadia Aprile, Santi Cappellani, Flora Frate, Paolo Niccolò Romano e Andrea Vallascas.

Il catanese Cappellani, in particolare, ha anticipato ieri l’applicazione di eventuali e probabili misure sanzionatorie ed è direttamente passato al gruppo misto. Al Senato spuntano nomi di rilievo tra coloro che risulterebbero morosi, primi tra tutti quelli di Michele Giarrusso e Alfonso Ciampolillo.

In odore di epurazione, considerata la portata delle loro presunte mancanze, cinque deputati e cinque senatori. Numeri che, qualora dovessero andare a ingrossare le fila dell’opposizione a seguito di un’espulsione dal partito, non metterebbero ancora in crisi la tenuta del governo, ma di certo ridimensionerebbero il peso della compagine grillina. Pare in realtà più probabile che, anche se si dovesse arrivare alla cacciata, la maggior parte dei parlamentari morosi opterebbe comunque per una transizione nel gruppo misto e continuerebbe a sostenere il governo giallorosso. Magari per ascoltare in un secondo momento i suggerimenti dell’ex ideologo del Movimento, Paolo Becchi, e dare vita a un nuovo gruppo autonomo, insieme all’ex ministro Lorenzo Fioramonti, che non vede l’ora.

Ad ogni modo, dopo l’annuncio di ieri, sono ufficialmente stati aperti i procedimenti sanzionatori nei confronti dei deputati e dei senatori non in regola con le restituzioni. Come previsto dallo statuto del Movimento, a partire dall’avvio del procedimento, saranno dati dieci giorni di tempo ai destinatari per presentare eventuali controdeduzioni o, in alternativa, mettersi in regola con i pagamenti. La sensazione, però, è che non finirà in una bolla di sapone. Basta ascoltare le parole della deputata Flora Frate ad Adnkronos per accorgersene:

“Dobbiamo essere intellettualmente onesti e chiamare le cose col giusto nome. Aveva senso parlare di ‘restituzione’ fintanto che i soldi andavano al Bilancio dello Stato, a beneficio della collettività, e non ad un conto corrente privato al quale non abbiamo facoltà di accesso diretto e di cui ignoriamo la movimentazione bancaria”. Per poi aggiungere, riguardo ad eventuali espulsioni: “Mi viene in mente la frase di un vecchio film: ne rimarrà soltanto uno”. Di Maio avvisato, mezzo salvato.